martedì 15 aprile 2014

Giovedi santo il Papa laverà i piedi a 12 disabili

Per il rito della lavanda dei piedi abbiamo scelto dodici disabili di diversa età, etnia e di diversa appartenenza religiosa, con handicap di diversa gravità. È infatti un gesto davvero universale di un Dio che si fa uomo e serve tutta l'umanità ed è segno della misericordia evangelica che vuole abbracciare con il gesto del Papa tutto il mondo della sofferenza". Lo ha detto alla Radio Vaticana monsignor Angelo Bazzari, presidente della Fondazione Don Carlo Gnocchi, a proposito della messa "in coena Domini" che papa Francesco celebrerà il Giovedì Santo nella chiesa del centro romano "Santa Maria della Provvidenza" tra i disabili e gli operatori dell'Opera del "papà dei mutilatini", caratterizzata dal gesto della lavanda a dodici ospiti disabili.

"È un gesto che il Papa compie sempre nel solco di quella convincente Chiesa che vuole inforcare il grembiule del servizio a favore degli ultimi che - evangelicamente - sono poi i primi. Questo regalo è certamente una tenera carezza che Francesco fa al mondo della sofferenza, all'universo abitato dai più fragili e dai più vulnerabili", sottolinea Bazzari.  "Un gesto - aggiunge - che certamente vuole seminare speranza e diventa anche un modello poi da imitare perché si pone in continuità non solo con i gesti del nostro fondatore ma anche con tutta l'azione della Fondazione nei suoi oltre sessant'anni di vita".

Su come è nata la decisione del Papa, il presidente della Fondazione Don Gnocchi spiega che "la cosa è stata semplice: ho inviato una lettera al Papa e poi l'ho incontrato, per un paio di minuti, in piazza San Pietro e gli ho rinnovato l'invito. Mi rispose : 'Perché no? Pensiamoci sù. Poi quando ci è arrivata la notizia della sua decisione - racconta - ha suscitato in tutti noi grande ammirazione e una gioiosa e trepidante attesa. Lo consideriamo un gesto di grande apprezzamento per tutto il mondo della disabilità".

Giovedì Francesco incontrerà tutti gli operatori dei due centri di Roma, "Santa Maria della pace" e "Santa Maria della Provvidenza", ai quali si aggiungono anche delegazioni di tutti i 27 centri Don Gnocchi dislocati in Italia.

Per la messa papa Francesco userà un nuovo pastorale in legno rivestito da una lamina d'argento che gli è stato donato da alcuni artigiani romani che collaborano con il Vaticano.

La messa "in coena domini" dell'anno scorso era stata celebrata dal Papa nella cappella dell'Istituto penale per minori di Casal del Marmo a Roma.

Fonte: avvenire.it

 

sabato 12 aprile 2014

Gian Luigi Gigli: Interpellanza su potenziali effetti abortivi delle pillole del giorno dopo

11 aprile 2014 - Camera dei Deputati



"L'identità di genere" spinta a forza nel diritto internazionale

Due avvocati di diritto internazionale prendono posizione e denunciano una strategia in atto a livello globale per instaurare una cultura di "gender" e pro-aborto.


C'è una tendenza crescente a introdurre nel diritto internazionale un linguaggio che comprende definizioni come “orientamento sessuale” e “identità di genere” - così come il diritto all'aborto. E' quanto evidenziano alcuni avvocati che lavorano a favore dei diritti umani alle Nazioni Unite e in altre organizzazioni globali che denunciano la strategia messa in atto da più parti negli ultimi anni per orientare la cultura e la società verso un pensiero liberale, attraverso il diritto internazionale e il linguaggio. 
"Orientamento sessuale", un termine usato a seconda di come fa comodo
Un “nuovo tema che constatiamo nel diritto internazionale è quello che definiamo movimento SOGI, o Sexual Orientation Gender Identity movement”, ha dichiarato l'avvocato britannico Paul Coleman alla CAtholic News Agency lo scorso 23 marzo. “È nell'aria nell'ultimo decennio e cerca di promuovere le definizioni 'orientamento sessuale' e 'identità di genere' a livello internazionale, cercando di fornire protezione, di cambiare il diritto internazionale per includere quei termini e di avere una serie di effetti a catena in una serie di settori diversi”.
Coleman, esperto in controversie internazionali con un'attenzione particolare al diritto europeo, esercita la difesa legale in istituzioni internazionali di governance come le Nazioni Unite, la Corte Europea dei Diritti Umani e l'Unione Europea. “Le definizioni 'orientamento sessuale' e 'identità di genere' non sono particolarmente ben comprese”, ha spiegato l'avvocato, che è consulente legale presso l'ufficio di Vienna dell'organizzazione internazionale Alliance Defending Freedom.
“È parte della questione con questo tipo di terminologia – così fluida, mutevole –, può significare qualsiasi cosa la gente vuole che significhi”. Come risultato, il linguaggio diventa una sorta di strumento per incorporare nel diritto certe convinzioni. “In effetti, 'orientamento sessuale' è un 'codice', per così dire, per omosessualità e comportamento omosessuale, e 'identità di genere' è un 'codice' per transessualità o per quelle persone che sentono di non essere maschio o femmina, ma qualcosa di diverso, qualcosa a metà, o niente del tutto”, ha osservato Coleman.
All'ONU i "salute" e "diritti riproduttivi" usati per promuovere l'aborto 
Oltre al movimento SOGI, l'avvocato ha notato un “tentativo di creare un diritto all'aborto” nell'ambito del diritto internazionale, già presente agli inizi degli anni Novanta e che continua a crescere fortemente ogni anno. “È una delle tendenze principali a cui assistiamo in questo momento. Ci sono molti documenti in discussione alle Nazioni Unite in cui le definizioni 'salute e diritti riproduttivi' e 'salute e diritti riproduttivi sessuali' appaiono costantemente”. “Non importa quale sia la questione al centro della discussione, troveranno sempre un modo per includere questi argomenti”.
Neydy Casillas, avvocato ed ex docente di Diritto messicano che lavora presso l'Organizzazione degli Stati Americani e dell'America Latina, ha lamentato la forte concentrazione internazionale sulle questioni relative alla sessualità piuttosto che sui problemi che attanagliano le persone. “Purtroppo in queste organizzazioni, dove bisognerebbe parlare dei problemi nel mondo, come la povertà, la mancanza di accesso all'assistenza sanitaria in generale, la mancanza di istruzione eccetera – problemi che influiranno sullo sviluppo delle Nazioni –, la discussione si è concentrata solo sulla questione relativa a ciò che è la vita, per cercare di legalizzare l'aborto in ogni circostanza”.
“Si lavora sodo anche sull'agenda omosessuale”, ha aggiunto l'avvocato, che lavora anche per Alliance Defending Freedom, “come se fossero questi i problemi del mondo, ignorandone completamente altri che esistono e influiscono su tutti e aiutano davvero lo sviluppo”.
Coleman ha citato tre gruppi diversi alle Nazioni Unite che promuovono il linguaggio e gli obiettivi dell'“orientamento sessuale” e dell'“identità di genere”. I “conducenti primari” sono le “organizzazioni di attivisti”, seguiti dai “Paesi liberali, soprattutto occidentali”, e poi dalle “istituzioni stesse all'interno dell'ONU: gente che lavora per la stessa ONU”. Quando le posizioni dei tre gruppi sono allineate, ha avvertito Coleman, i risultati sono notevoli.
“È per questo che definizioni come 'identità di genere' erano del tutto sconosciute fino a dieci anni fa mentre ora vengono spinte su più livelli anche se non c'è un unico trattato dell'ONU che menzioni le definizioni 'orientamento sessuale' o 'identità di genere'”, ha spiegato. Quanti sostengono il movimento SOGI lavorano “giorno e notte” per “convincere i delegati o i rappresentanti dei Paesi che partecipano a queste organizzazioni che è ciò che la gente vuole”, ha detto Casillas.
Il risultato è che molti Paesi “cambiano il proprio diritto”.
Coleman ha notato che un processo di questo tipo è spesso molto complesso, dato che coinvolge la reinterpretazione dei trattati internazionali. “Dove, ad esempio, i trattati internazionali dicono che la gente ha il diritto alla salute, viene interpretato come se si dicesse 'Bene, la salute include la salute riproduttiva, la salute riproduttiva include l'aborto – quindi c'è un diritto all'aborto'”.
“O ad esempio”, ha continuato, “quando un trattato afferma che chiunque ha il diritto di sposarsi: i trattati dicono realmente che gli uomini e le donne in età matrimoniale hanno il diritto di sposarsi, e questo viene reinterpretato come se si dicesse 'Bene, anche se si dice 'uomini e donne' dovremmo interpretare questa disposizione in base alle circostanze moderne, per cui dovrebbe essere 'uomini e uomini' e 'donne e donne'”.
I trattati, ha dichiarato Coleman, vengono non solo reinterpretati, ma a volte completamente ignorati. “Anziché questi trattati firmati dalle Nazioni, approvati al massimo livello, troviamo che moltissimi altri documenti sono elaborati e approvati con uno scarsissimo esame, con un minimo input dall'esterno – e sicuramente non dai cittadini dei vari Paesi”.
Molti di questi documenti “non sono strettamente vincolanti”, ma “hanno l'aria di essere ufficiali e vengono usati come uno strumento, in un certo senso, per costringere le Nazioni a cambiare le proprie leggi”, ha commentato Coleman. Anche se le Nazioni si possono rifiutare, molte “vogliono far vedere che tengono il passo con i loro 'doveri sui diritti umani' – non vogliono essere costantemente molestate dalle Nazioni Unite o dall'Unione Europea”.
Una notevole influenza nei Paesi occidentali
I primi "bersagli" sono i Paesi occidentali, ma questa nuova cultura viene usata anche per far leva sul resto del mondo. Ne è un esempio un caso recente che riguarda il Regno Unito. L'avvocato britannico ha affermato infatti che “il Regno Unito ha detto che bloccherà gli aiuti ai Paesi del terzo mondo se questi non cambieranno le proprie leggi sull'omosessualità”. “In America vediamo il Presidente Obama dire che è una priorità della politica estera promuovere l'omosessualità nel mondo. Si tratta di Paesi potenti con notevoli budget di aiuti internazionali, e stanno aiutando a promuovere la questione in tutto il mondo”.
“Se alle Nazioni viene detto costantemente: 'Dovete cambiare le vostre leggi sull'aborto. Dovete cambiare le vostre leggi sull'omosessualità', quella pressione può portare a cambiamenti a livello interno”.
Queste idee hanno inoltre un significato molto pratico, o meglio un “effetto a catena”, ha detto Coleman, citando la recente decisione di Facebook di includere 50 diverse opzioni di genere per i profili anziché maschio o femmina o una cosa come i giochi olimpici invernali. “Sono definiti come competizioni maschili e competizioni femminili. Che fare se c'è qualcuno che vuole partecipare alle competizioni femminili e non è una donna?”.
“A un livello più profondo, a un altro livello, può avere un grande impatto sulla libertà religiosa”, ha aggiunto, citando un caso in Gran Bretagna in cui è stata fatta causa a una diocesi per 50.000 sterline perché il vescovo non ha voluto assumere un uomo omosessuale per un incarico come ministro giovanile.
La gente che crede che l'umanità si divida in uomini e donne, e che vuole agire in base a queste convinzioni, affronterà “un conflitto nella legge”, ha dichiarato Coleman. “Assisteremo a più casi di libertà religiosa in cui la gente viene citata in giudizio, venendo minacciata legalmente perché si aggrappa alla convinzione che esistano solo maschio e femmina”.

(CNA/red.)

Fonte: http://www.gdp.ch

venerdì 11 aprile 2014

Vivere un lampo di vita - 'Il Perinatal Hospice'



Vivere un lampo di vita - 'Il Perinatal Hospice'

Sabato 12 aprile, presso l'Aula Magna della Padiglione 13 - Pediatria, dalle ore 9.00 alle ore 16.00 si svolgerà il Workshop "Vivere un lampo di vita - 'Il Perinatal Hospice' - un apprioccio multidisciplinare", con la partecipazione della Dott.ssa Parravicini, neonatologa ed Assistant Professor presso la Columbia University di New York.
Il workshop si propone di promuovere e diffondere nel nostro paese le buone pratiche della comfort care perinatale ed è rivolto a tutti i professionisti che si confrontano con queste problematiche: medici ginecologi e neonatologi, ostetrici, infermieri, psicologi.
L’assistenza al neonato critico si basa principalmente sulla rianimazione e sulle cure intensive neonatali. Tuttavia, non sono rari i casi in cui ci si trova ad assistere neonati con condizioni incompatibili con la vita. Per affrontare queste situazioni con competenza ed etica professionale, la Dott.ssa Parravicini ha ideato e fondato un Perinatal Hospice, cioè una struttura e un processo gestito da un team multidisciplinare, consapevole e convinto che, là dove non è possibile curare per guarire, nondimeno è doveroso salvaguardare la qualità della vita, per breve che sia.
L’iscrizione è gratuita, obbligatoria e riservata ai primi 150 che invieranno  la scheda allegata via fax o via e-mail alla Segreteria Organizzativa.

I crediti formativi sono stati richiesti per Medici Chirurghi Specialisti in Neonatologia e Ginecologia, e per Ostetrici, Infermieri e Psicologi.
Segreteria Scientifica
Prof. Giacomo Faldella, Dott.ssa Chiara Locatelli
UO Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale
Segreteria Organizzativa
Nomeda Eventi
via San Felice, 38 - 40122 Bologna
Tel. 051 5876729
Fax 051 5876848
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Pillole del giorno dopo: interpellanza urgente al Ministero della Salute


di Anna Fusina


Nella seduta n. 207 dell'8 aprile scorso, gli On. Gian Luigi Gigli e Lorenzo Dellai hanno presentato un'interpellanza urgente al Ministero della Salute riguardo alla revisione da parte dell'AIFA della scheda del Norlevo (pillola del giorno dopo), pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 4 febbraio scorso. Quest'ultima elimina ogni riferimento a possibili effetti antinidatori dell'embrione in utero che potrebbero verificarsi a causa dell'assunzione di detta pillola.
I deputati Gigli e Dellai rilevano come sia stata cancellata la vecchia dicitura che riportava che «il farmaco potrebbe anche prevenire l'impianto», sostituendola con «inibisce o ritarda l'ovulazione» e come dunque la pillola in questione sia stata classificata tout-court come farmaco antiovulatorio.
Evidenziano pure che “malgrado le forti pressioni in favore di tale riconoscimento, numerose sono le evidenze scientifiche sui meccanismi antinidatori delle pillole del/i giorno/i dopo."
Gli onorevoli interpellanti sottolineano che il riconoscimento dell'effetto abortivo di un preparato farmaceutico dovrebbe attuarsi sulla base delle evidenze scientifiche. Esso non ha nulla a che fare, affermano, con le discussioni filosofiche, bioetiche, ideologiche o religiose circa il valore da riconoscere alla vita umana ai primi stadi del suo sviluppo, né tocca tantomeno la questione dell'annidamento dell'embrione in utero ed inoltre non dipende dal dibattito dall'interpretazione delle leggi effettuata dalla giurisprudenza.
Aggiungono che il patrimonio genetico dell'embrione “è già interamente presente dopo il concepimento e tale rimarrà fino alla morte e che la legge n. 40 del 2004 ha stabilito che il consenso della coppia richiedente la fecondazione in vitro non può essere revocato dopo l'avvenuta fecondazione, perché, appunto, con la fecondazione nasce una nuova vita umana; ha riconosciuto questa nuova vita «soggetto di diritto»; ha esplicitamente vietato la soppressione dell'embrione (oltre al suo congelamento), sanzionando penalmente tale condotta.”
Rilevano inoltre che la Corte europea di giustizia ha sentenziato, nella controversia Greenpeace vs. Bruestle, che il nuovo essere umano inizia dai concepimento, cioè dalla penetrazione del gamete maschile nell'ovulo femminile.
Gli interpellanti Gigli e Dellai chiedono pertanto al Ministero della Salute:
“- se ritenga opportuno che le cosiddette pillole del/dei giorno/i dopo possano essere definitesemplicemente sostanze ad azione contraccettiva o se piuttosto non debba esserne riconosciuto esegnalato al consumatore anche l'effetto (almeno potenziale) di tipo abortivo attraverso l'ostacoloall'annidamento, quando l'azione farmacologica si produca dopo l'avvenuto concepimento;
- sulla base di quali nuove evidenze scientifiche l'EMA abbia provveduto a modificare il fogliettoillustrativo di Norlevo e da chi sia stata avanzata la richiesta di modifica;
- se la passiva accettazione da parte dell'Agenzia italiana del farmaco della modifica propostadall'EMA sia rispettosa delle prerogative nazionali garantite dalla direttiva europea 83/2001, checonsente di non registrare farmaci abortivi in contrasto con le leggi italiane, e se tale decisione nonsia altresì in contrasto con la direttiva 2005/29/CE, relativa alle pratiche commerciali sleali tra
imprese e consumatori nel mercato interno.”




giovedì 10 aprile 2014

Fecondazione eterologa, Vescovi: quelli che nascono così sono figli di un solo genitore

di Carla Massi

«Mettiamo che un giorno, il figlio nato con la fecondazione eterologa, scopre di avere una malattia genetica. E servono riscontri nei genitori o nei fratelli. Quanti sanno che, anche in un caso come questo, non è possibile risalire al donatore?». Angelo Vescovi, biologo e farmacologo, direttore scientifico dell’Istituto di ricerca e ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, è certo che la decisione della Consulta potrà generare situazioni eticamente e scientificamente assai complesse.

A parte il caso della malattia lei crede che un figlio vorrà prima o poi sapere qual è il suo genitore-donatore?
«In Gran Bretagna non si contano le cause. Uomini e donne anche adulti si stanno battendo per avere il nome di chi li ha generati, la scienza cozza con i sentimenti più profondi».

Si è detto che il no all’eterologa negava, di fatto, la gioia ad una coppia che voleva avere un figlio o più figli?
«Credo che molti non si rendano conto che cosa voglia dire tirare su un bambino che, di fatto, è figlio di uno solo. L’altro genitore è un estraneo. Un intruso, in qualche modo».

Ma ha permesso di realizzare il desiderio?
«Il desiderio è avere un figlio con chi si ama non un figlio ad ogni costo con chiunque. Allora è meglio adottare e offrire un vita migliore a chi sta messo male».

E’ come se dicesse che l’eterologa è una scelta molto egoistica, o no?
«Quella vita non è figlia di una coppia che ha deciso di generare insieme. L’eterologa, di fatto, sterilizza l’atto che uno dei due, seppur in laboratorio, ha avuto con un altro».

Una sorta di tradimento?
«Non voglio arrivare a bollare la scelta con una parola ma certamente è un’autoassoluzione».

In che senso?
«Se l’uomo o la donna non sterile decide di avere un rapporto con un’altra persona è possibile che il bambino arrivi. Ma in quel caso si tratta di un atto vero. Così, invece, la tecnica permette una sorta di rapporto surrogato».

Lei, dunque, non accetterebbe la fecondazione eterologa?
«Io no, mai. Piuttosto adotterei, come ho detto».

Pensa che anche l’adulto che non si è sottoposto alla tecnica possa con il tempo avere dei ripensamenti?
«Sì penso ad una specie di fenomeno di rigetto, quel figlio nasce dall’unione di un terzo. Non è certo che tutto si superi con il tempo».

Ma l’amore della coppia non basta ad appianare i problemi che lei solleva?
«La tecnologia non può governare l’impatto emotivo che può uscire fuori quando uno meno se lo aspetta. Quel figlio è solo di uno dei due, va ricordato».
Fonte: http://m.ilmessaggero.it

mercoledì 9 aprile 2014

SCIENZA & VITA: CADUTO IL DIVIETO ALL’ETEROLOGA AVANZA LA BABELE PROCREATIVA

Comunicato n° 136 del 09 Aprile 2014 

“Con la sentenza della Corte costituzionale, che travalica la funzione politica del Parlamento su temi complessi che riguardano la società civile e i propri modelli di riferimento culturali, prosegue lo smantellamento progressivo a mezzo giudiziario della legge 40. Una normativa forse da rivedere dopo dieci anni, ma che ha avuto il merito di porre un quadro di riferimento scientifico ed etico in tema di procreazione assistita”, commentano Paola Ricci Sindoni e Domenico Coviello, Presidente e copresidente nazionali dell’Associazione Scienza & Vita.

“In tal modo si apre un inesorabile vuoto normativo che prelude al ritorno a quel far west procreatico che in questi ultimi dieci anni era stato possibile contenere. Con la cancellazione del divieto di fecondazione eterologa viene legittimata ogni pratica di riproduzione umana, con il solo pretesto che tutti, comunque, hanno diritto a veder garantiti i propri desideri. La cultura giuridica si rimette in tal senso al dominio della tecnoscienza, legittimandone lo strapotere. Questa sentenza apre inoltre lo scandalo del mercato dei gameti: nessuno garantisce che non avverrà - come già ora all’estero - con lo sfruttamento di chi si trova in difficoltà economiche”.

“Una sentenza nel solco di quella pronunciata ieri in materia di utero in affitto e che, anche in questo caso, rimette in questione i capisaldi della civiltà occidentale al cui interno l’esperienza della trasmissione della vita viene segnata dall’accoglimento del dono senza la pretesa di determinarlo in modo spersonalizzante. In questo modo invece non vi è riguardo per i diritti dei bambini, chiamati al mondo a tutti i costi in virtù di un non identificato ‘diritto alla genitorialità’ ”.
 
Fonte: scienzaevita.orgciazione Scienza&Vita