martedì 25 novembre 2014

Pillola dei 5 giorni dopo e abortività. Cronaca di un falso ideologico.

ulipristal-acetat

L’EMA (European Medicine Agency) raccomanda la vendita della pillola dei 5 giorni dopo senza ricetta medica.

Si tratta di una scelta ingiustificata e spieghiamo perché.


L’Agenzia europea dei farmaci (Ema) si è pronunciata favorevolmente sulla possibilità di rendere disponibile il contraccettivo di emergenza a base di ulipristal – meglio noto come la pillola efficace fino a cinque giorni dopo – senza il bisogno della ricetta. Il farmaco sarebbe così disponibile direttamente in farmacia senza obbligo di prescrizione da parte del medico e la decisione dovrebbe essere applicata in tutti gli stati membri europei nel 2015. L’annuncio è pubblicato sul sito dell’Ema
Con queste parole il Corriere della Sera ha pubblicato il 21 Novembre 2014 la notizia del pronunciamento dell’Ema riguardo la regolamentazione della vendita di farmaci a base di ulipristal noti come “pillola dei 5 giorni dopo”. Anche Repubblica se ne è occupata, ecco alcune informazioni riportate:
“L’Italia è a oggi l’unico Paese del vecchio continente dove per ottenere il farmaco è necessaria sia la prescrizione medica, che l’effettuazione di un test di gravidanza che risulti negativo. “
Sono precisazioni importanti, la richiesta di un test di gravidanza che risulti negativo è infatti centrale per capire dove sia l’errore nella presa di posizione dell’Ema.
La richiesta di rendere disponibile la pillola dei cinque giorni dopo senza obbligo di ricetta, si basa infatti sulla sua inclusione nella categoria dei contraccettivi e più in generale di quei farmaci che non comportano rischi se assunti in modo inappropriato, come chiaramente indicato sul sito dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco):
Medicinali soggetti a prescrizione medica:
Sono quei farmaci che per alcune caratteristiche o per la modalità d’impiego potrebbero comportare dei rischi se usati in modo inappropriato. Sono venduti in farmacia e sono facilmente riconoscibili poiché riportano sulla confezione esterna la frase: «Da vendersi dietro presentazione di ricetta medica».
Il “modo inappropriato” nel caso dell’ulipristal sarebbe il caso in cui anziché prevenire l’ovulazione il farmaco venisse assunto a fecondazione avvenuta e impedisse l’impianto dell’embrione divenendo così da anticoncezionale ad abortivo. Il meccanismo d’azione anticoncezionale dell’ulipristal si basa infatti sullo spostamento di circa 5 giorni del momento dell’ovulazione in modo da non farla coincidere con la possibilità di fecondazione, come mostrato sul sito della casa produttrice del farmaco EllaOne:
MOA Figure 1
Ma come invece affermato nel report dell’Ema sull’ulipristal (Procedure No. EMEA/H/C/001027), il farmaco agisce anche impedendo l’impianto dell’embrione nell’utero, fatto che rende la molecola un abortivo in caso di fecondazione avvenuta.
ema ulipristal
Ecco quindi spiegata la richiesta di un test di gravidanza negativo per poter somministrare la pillola dei 5 giorni dopo, una richiesta indispensabile per stabilire se il prodotto verrà assunto come anticoncezionale o come abortivo. La potenzialità abortiva dell’ulipristal rende evidentemente la richiesta di eliminare la prescrizione medica del tutto inaccoglibile e quindi il pronunciamento dell’Ema appare in tutta la sua evidente infondatezza.
Ma ecco che in modo analogo a quanto avvenuto nel caso del Norlevo, la pillola del giorno dopo, anche per l’ulipristal è stato modificato il foglietto illustrativo eliminando il riferimento alle capacità abortive. Ma perché solo adesso si è resa necessaria questa modifica? La risposta sta nel fatto che fino al 2011 l’effetto abortivo delle pillole del giorno dopo e dei 5 giorni dopo era mascherato ricorrendo al concetto del tutto inventato di pre-embrione, un concetto che negando lo status di embrione al prodotto del concepimento negava anche l’avvenuto aborto. Ma a cambiare questo stato di cose è intervenuta proprio a fine 2011 una sentenza della Corte di giustizia europea che ha stabilito l’inesistenza di un’entità chiamata pre-embrione:
Chiamata ad esprimersi sulla brevettabilità di procedimenti che utilizzano cellule staminali estratte da embrioni umani, la Corte di giustizia europea è andata oltre. E ha emesso una sentenza allargata alla «nozione di embrione umano che deve essere intesa in senso ampio». Dunque è vita nascente anche l’ ovulo fecondato. (Corriere della Sera 19 Ottobre 2011)
L’effetto abortivo dei farmaci levonorgestrel e ulipristal è stato dunque inizialmente negato ricorrendo al concetto di comodo di pre-embrione, poi una volta che la Corte di giustizia europea ha impedito questo stratagemma si proceduto ad ignorare del tutto l’effetto abortivo segnalando solo quello anticoncezionale. Questo è il modo di procedere dell’Ema?
Si tratta di una decisione che non solo è scorretta dal punto di vista dei regolamenti sui farmaci ma anche lesiva della stessa possibilità di scelta da parte delle donne alle quali verrebbe proposto un semplice anticoncezionale mettendole nella condizione di non sapere che potrebbero andare incontro ad un aborto.
In base a considerazioni di ordine scientifico e legale il pronunciamento dell’Ema è quindi da non tenere in alcun conto da parte dell’AIFA, e qualora esso venisse invece accolto si aprirebbero degli spazi per un’azione legale per la contestazione del reato di falso ideologico contro un tale provvedimento.

Fonte: www.enzopennetta.it



Perinatal Hospice Video Italian


sabato 22 novembre 2014

Pillola dei 5 giorni dopo senza ricetta. Scienza e Vita: è un abortivo

Pillola dei 5 giorni dopo senza ricetta. Scienza e Vita: è un abortivoLa pillola cosiddetta “dei cinque giorni dopo”, il farmaco che impedisce l’impianto dell’embrione, dovrebbe essere disponibile in farmacia senza ricetta. E’ il parere emanato dall’Agenzia europea dei farmaci (Ema), che aspetta l’avallo della Commissione Europea per diventare operativo in tutti gli Stati membri entro il 2015. Il medicinale diventerebbe così disponibile direttamente in farmacia senza obbligo di prescrizione medica. Sui rischi legati all’eventuale applicazione di quanto proposto dall’Ema, Marco Guerra, per la Radio Vaticana, ha intervistato il prof. Bruno Mozzanega, ginecologo alla Clinica ostetrica dell’universitaria di Padova e presidente della sezione di Venezia dell’Associazione “Scienza e Vita”:
R. – I rischi legati a questa prescrizione sono sostanzialmente legati al fatto che si mette in commercio libero, per gli adolescenti e per gli adulti, un farmaco che è francamente abortivo, nel senso che quattro pillole del giorno dopo sono quantomeno, se non più, efficaci dei 200 milligrammi di RU486, che servono per fare l’interruzione di gravidanza farmacologica alla settima settimana gestazionale. E questi sono dati che compaiono nettamente in letteratura.
D. – Ecco perché invece c’era qualcuno che sosteneva che la pillola interviene sull’ovulazione…
R. – Io le faccio una domanda che è quella con cui abbiamo aperto un articolo su “Avvenire” io, il dott. Boscia e l’onorevole Gigli, il 15 ottobre. Lei ha un rapporto oggi con sua moglie fertile, che ovula domani, concepisce entro dopodomani, 24 ore ulteriori, cioè a due giorni dal rapporto sessuale. Tuttavia, può ancora prendere questa pillola “ellaOne”, per ulteriori tre giorni, con un’efficacia superiore all’85% e la gravidanza non compare. Le dicono che è un anti-ovulatorio quattro giorni dopo l’ovulazione e tre giorni dopo il concepimento. Non serve essere specialisti per rispondere a questa affermazione. Poi, in letteratura, c’è esplicitamente scritto, nell’unico lavoro che si occupa di questo dato – di Vivian Brake, del 2010 – che il farmaco, dato un giorno o due prima dell’ovulazione, funziona come un placebo, cioè non funziona nei confronti dell’ovulazione, mentre ha effetti endometriali esattamente importanti come la RU486. E’ un anti-progestinico e impedisce al progesterone di preparare il terreno fertile per gli embrioni che deve impiantare. Ma le dico di più: l’Ema, in una posizione ufficiale del 2009, riconosceva già l’azione sull’endometrio e addirittura riconosce anche che l’”Ulipristal” è efficace come la RU486 nell’indurre l’aborto, l’interruzione di gravidanza, nei primati. Sulla donna non è mai stato sperimentato, ma l’Ema riconosce che il problema di un uso di questi farmaci – al di fuori di quello che c’è scritto sulle indicazioni ufficiali per interrompere la gravidanza – è una possibilità concreta, che non si può in alcun modo combattere, se non forse con i controlli delle prescrizioni da parte dei diversi medici. E adesso tolgono anche la prescrizione!
D. – Mi spieghi perché appunto è importante che ci sia questa prescrizione?
R. – Primo, questo farmaco non ha spazio nella nostra legislazione nazionale, perché le nostre leggi tutelano, nella procreazione responsabile, anche il prodotto del concepimento. L’unica cosa da fare sarebbe non avere questo farmaco, perché non rispetta il concepito, nel senso che è un post-concezionale. Punto. Premesso questo, che è fondamentale, sarebbe anche inutile fare proibizionismi, perché queste pillole si possono comprare in Internet dall’Inghilterra e ti arrivano il giorno dopo e ormai, quindi, l’unica cosa è fare cultura e dare informazioni. Tuttavia, attraverso una prescrizione uno può dire: a questa signora è stato prescritto quattro volte, a questa persona cinque volte, nel giro di una settimana, è evidente che sta facendo collezione per un uso diverso. Attraverso la prescrizione, forse, si può controllare se qualcuno lo prende ripetutamente. Certamente, metterla al corrente del fatto che sta usando un farmaco, che non è per niente anti-ovulatorio, ma è anti-embrione, sarebbe il presupposto di un consenso informato. Io credo che su questi temi dobbiamo fare un’ampia azione informativa alla popolazione: sulla fisiologia riproduttiva, perché se non capisci la fisiologia, poi non capisci i discorsi ulteriori. Se io non so che il progesterone serve per preparare l’impianto e che questo ormone mi viene prodotto dopo l’ovulazione, mi è difficile capire come funziona questo farmaco. Quindi, io penso che noi dovremmo veramente educare ad una profonda conoscenza della fisiologia della riproduzione e poi alla distinzione fra i metodi, che sono in grado di prevenire il concepimento, e quelli invece, come questo farmaco qui, come l’Ulipristal e il Levonorgestrel, hanno un’azione prevalente di tipo anti-impianto, di tipo anti-vita dell’embrione. L’educazione è l’unica arma che abbiamo e non mi meraviglia che non venga data. E’ utile, a chi vuole divulgare queste bugie, tenere la popolazione nell’ignoranza.

A cura di Redazione Papaboys
 fonte: Radio Vaticana 




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sabato 15 novembre 2014

Il Comfort Care, un protocollo per neonati terminali e le loro famiglie

Il comfort care inizia ad attecchire anche in Italia, una pratica d'amore e accoglienza per dare dignità anche ad un solo minuto di vita.

 

Comfort Care

È arrivata la notizia tanto desiderata: una bambino, o un altro bambino, è in arrivo! I genitori sono al settimo cielo, nonni e parenti anche, purtroppo, però, non sempre tutto va come si era programmato. In alcuni casi arriva un momento in cui si scopre che quel bambino che vive nel proprio corpo non è “perfetto” come si immaginava e si desiderava. Ci sono dei problemi.
Se per alcuni, come nel caso della trisomia 21 (o Sindrome di Down) le possibilità di sopravvivenza subito dopo la nascita sono alte, per altri la speranza di vita dopo il parto – sempre che si riesca a portare a termine la gravidanza – si riduce a poche ore se non minuti.
Ha senso in questo caso scegliere di portare avanti la gravidanza sapendo già che il bambino avrà pochissime ore di vita? Se lo chiedeste ad Elisa, Titti, Cristina, Natascia o Chiara Corbella Petrillo vi risponderebbero che loro non hanno avuto scelta; a loro sono arrivati Benedetto, Benedetta, Maria, Giacomo, Letizia Maria e Davide e li hanno accolti così com’erano, portati nel grembo per nove mesi e stretti tra le braccia fino al loro ultimo istante di vita. Il risultato? Una sovrabbondanza di vita!

Un aiuto fin dall’inizio

Elisa e Benedetto
Elisa con il piccolo Benedetto subito dopo il parto
“Il problema – racconta Elisa – è che quando viene scoperta la malformazione, molti medici, non ti mettono nemmeno davanti alla possibilità di dire no e considerano questo come un incidente di percorso facilmente eliminabile (soprattutto se si è entro la dodicesima settimana di gravidanza) per poi poter pensare immediatamente ad un altro bambino, senza pensare nemmeno un istante alle gravi conseguenze psicologiche che alcune mamme hanno in seguito ad eventi simili – è allo studio attualmente la Sidrome Post Abortiva. Negli Stati Uniti, presso il Columbia University Medical Center, la dottoressa neonatologa Elvira Parravicini, brianzola trasferita a New York, ha fondato il primo Perinatal Hospice per l’accoglienza e la cura dei neonati terminali in cui si segue un protocollo di Comfort Care che accompagna non solo la mamma ed il suo bambino, ma tutta la famiglia in questo doloroso momento; un protocollo facilmente esportabile in Italia, ma che vede il rifiuto da parte di chi ritiene inutile il portare a termine una gravidanza per dare al mondo una vita che, già si sa, sarà brevissima.

Cosa prevede il protocollo di Comfort Care

Secondo il protocollo del Comfort Care la pratica del “conforto” non deve essere riservata solo al piccolo paziente, ma a tutta la famiglia ed è per questo che oltre a prevedere calore, nutrizione e trattamento del dolore per il neonato, vengono predisposte tante altre pratiche per aiutare genitori, fratellini e parenti tutti. Innanzitutto, a discapito delle regole dalla terapia intensiva, il bambino ed i suoi genitori possono essere visitati da chiunque voglia far loro compagnia a qualunque ora del giorno e della notte, è consigliato fare foto e prendere impronte di mani e piedi per avere un ricordo e, per chi lo desidera, si può compiere il rito del Battesimo.
bambini in attesa
In attesa di vedere Benedetto in terapia intensiva. I suoi tre fratelli con i loro amichetti.
Elisa ha partorito il suo quarto figlio, Benedetto, all’Ospedale Maggiore di Cremona dove nessuno aveva mai esplicitamente richiesto di mettere in pratica nulla di simile e sono stati proprio lei e suo marito Giovanni a guidare medici e ostetriche in questo nuovo percorso; hanno inizialmente preso contatto con altre famiglie che ci erano già passate e con la disponibilissima dottoressa Parravicini. “Abbiamo cercato aiuto ed abbiamo trovato degli amici per i quali saremo sempre grati”. In altri ospedali come il villa Betania di Napoli, il Gemelli di Roma (dov’è attiva l’associazione La Quercia Millenaria) e il Sant’Orsola di Bologna, grazie all’impegno di mamme che hanno vissuto sulla propria pelle cosa significa accompagnare un figlio terminale e medici che hanno visto la dignità di quegli sguardi e di quei momenti sono nati protocolli specifici di Comfort Care e c’è tutta la volontà di accogliere donne che hanno capito che per loro non c’era nessuna possibilità di scelta, ma solo la possibilità di accogliere e così hanno fatto.
Suona il telefono di Elisa, è il Cappellano dell’Ospedale di Cremona, cerca lei e Giovanni perché c’è una mamma che ha appena scoperto che il bimbo che aspetta ha una gravissima malformazione e ha bisogno del suo aiuto e del suo conforto. Adesso sono loro ad offrire la propria amicizia agli altri e questo è una grandissima ricchezza – e non l’unica –  che ha lasciato loro in eredità il piccolo Benedetto.

Fonte· unadonna.it

Guardami negli occhi


giovedì 6 novembre 2014

Messaggio per la 37a Giornata per la Vita

I vescovi: «Solidali per la vita»
 
«I bambini e gli anziani costruiscono il futuro dei popoli; i bambini perché porteranno avanti la storia, gli anziani perché trasmettono l'esperienza e la saggezza della loro vita». Queste parole ricordate da Papa Francesco sollecitano un rinnovato riconoscimento della persona umana e una cura più adeguata della vita, dal concepimento al suo naturale termine. È l’invito a farci servitori di ciò che “è seminato nella debolezza” (1 Cor 15,43), dei piccoli e degli anziani, e di ogni uomo e ogni donna, per i quali va riconosciuto e tutelato il diritto primordiale alla vita.

Quando una famiglia si apre ad accogliere una nuova creatura, sperimenta nella carne del proprio figlio “la forza rivoluzionaria della tenerezza” e in quella casa risplende un bagliore nuovo non solo per la famiglia, ma per l’intera società.

Il preoccupante declino demografico che stiamo vivendo è segno che soffriamo l’eclissi di questa luce. Infatti, la denatalità avrà effetti devastanti sul futuro: i bambini che nascono oggi, sempre meno, si ritroveranno ad essere come la punta di una piramide sociale rovesciata, portando su di loro il peso schiacciante delle generazioni precedenti. Incalzante, dunque, diventa la domanda: che mondo lasceremo ai figli, ma anche a quali figli lasceremo il mondo?

Il triste fenomeno dell’aborto è una delle cause di questa situazione, impedendo ogni anno a oltre centomila esseri umani di vedere la luce e di portare un prezioso contributo all’Italia. Non va, inoltre, dimenticato che la stessa prassi della fecondazione artificiale, mentre persegue il diritto del figlio ad ogni costo, comporta nella sua metodica una notevole dispersione di ovuli fecondati, cioè di esseri umani, che non nasceranno mai.

Il desiderio di avere un figlio è nobile e grande; è come un lievito che fa fermentare la nostra società, segnata dalla “cultura del benessere che ci anestetizza” e dalla crisi economica che pare non finire. Il nostro paese non può lasciarsi rubare la fecondità.

È un investimento necessario per il futuro assecondare questo desiderio che è vivo in tanti uomini e donne. Affinché questo desiderio non si trasformi in pretesa occorre aprire il cuore anche ai bambini già nati e in stato di abbandono. Si tratta di facilitare i percorsi di adozione e di affido che sono ancora oggi eccessivamente carichi di difficoltà per i costi, la burocrazia e, talvolta, non privi di amara solitudine. Spesso sono coniugi che soffrono la sterilità biologica e che si preparano a divenire la famiglia di chi non ha famiglia, sperimentando “quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita” (Mt 7,14).

La solidarietà verso la vita – accanto a queste strade e alla lodevole opera di tante associazioni – può aprirsi anche a forme nuove e creative di generosità, come una famiglia che adotta una famiglia. Possono nascere percorsi di prossimità nei quali una mamma che aspetta un bambino può trovare una famiglia, o un gruppo di famiglie, che si fanno carico di lei e del nascituro, evitando così il rischio dell’aborto al quale, anche suo malgrado, è orientata.

Una scelta di solidarietà per la vita che, anche dinanzi ai nuovi flussi migratori, costituisce una risposta efficace al grido che risuona sin dalla genesi dell’umanità: “dov’è tuo fratello?”(cfr. Gen 4,9). Grido troppo spesso soffocato, in quanto, come ammonisce Papa Francesco “in questo mondo della globalizzazione siamo caduti nella globalizzazione dell'indifferenza. Ci siamo abituati alla sofferenza dell’altro, non ci riguarda, non ci interessa, non è affare nostro!”.

La fantasia dell’amore può farci uscire da questo vicolo cieco inaugurando un nuovo umanesimo: «vivere fino in fondo ciò che è umano (…) migliora il cristiano e feconda la città». La costruzione di questo nuovo umanesimo è la vera sfida che ci attende e parte dal sì alla vita.

Roma, 7 ottobre 2014
Memoria della Beata Vergine del Rosario

Il Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana
 
Fonte. avvenire.it