venerdì 31 ottobre 2014

Il 'tempio' dell'eterologa e i suoi mercanti

La fecondazione artificiale muove un giro d'affari di proporzioni enormi. Dopo la modifica per via giudiziaria della legge 40, i 'signori del gelo' aspettano di poter investire anche in Italia

 

Roma, (Zenit.org) Federico Cenci 

“Il business dei figli venuti dal freddo”. È l’evocativo titolo dell’inchiesta condotta da Repubblica che ha tolto il velo all’esteso mercato che si cela dietro la pratica della fecondazione eterologa. Voraci aziende sono in trepidante attesa che anche l’Italia - dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha eliminato il divieto di eterologa alla legge 40 - spiani finalmente la strada ai fatturati derivanti dallo stoccaggio, dalla conservazione e dal trasporto di gameti.
Per avere un primo assaggio del tema, è necessario rivolgere l’attenzione oltreoceano. Il competente Journal of the American Medical Association ha pubblicato dei dati capaci di rendere bene l’idea del fenomeno: dal 2000 al 2010, negli Stati Uniti, sono aumentate del 70% le donne - per lo più ventenni - che vendono ovuli. L’offerta di questo esercito di rampanti affariste della bioetica fa gola alla domanda da parte di banche pronte a congelare e a rivendere.
Tra gli acquirenti, non solo aspiranti genitori, poiché ovociti e spermatozoi fanno gola anche alla ricerca scientifica che utilizza le staminali. “Conservare un campione di seme o di ovociti - si legge nell’inchiesta di Repubblica - vuol dire pagare dai 100 ai 500 euro l'anno, per anni”. Ne sanno qualcosa, negli Stati Uniti, la Apple e Facebook, aziende recentemente balzate agli onori delle cronache per aver proposto alle proprie dipendenti - assumendosi le ingenti spese - di congelare gli ovuli e rimandare la maternità per dedicarsi al lavoro.
E in Europa invece? Molti centri si affidano a piccole banche o a cosiddetti service. Josè Remohì, presidente della rete dei centri spagnoli Ivi, spiega che con 12 ovociti fecondati e trasferiti l'esito positivo della gravidanza è del 40%, ma con 30 si sale all'80%. Un bel giro d’affari, che rischia però d’incrinarsi laddove l’Italia dovesse “aprire” ufficialmente alla pratica, in quanto il 63% della domanda è di provenienza italiana. Motivo per cui centri come l’Ivi stanno valutando seriamente di aprire sedi nel nostro Paese.
Non molto tempo fa quelli che Repubblica chiama “i signori del gelo” si sono riuniti in un progetto, “una new company privata in uno spazio pubblico, l’Università di Roma a Tor Vergata”, concessionaria con Cryolab. Quest’ultima è l’unica struttura in Italia che ha finora ottenuto il nullaosta del ministero della Sanità per la qualificazione di trasporti di gameti. Come afferma sornione Francesco Zinno, direttore medico di Cryolab, “l’eterologa sicuramente prevedrà che ci sarà un andirivieni di campioni” di gameti, spermatozoi, ovociti e tessuto riproduttivo.
“Andirivieni” che farebbe piovere parecchi soldi. Sempre dalle inchieste condotte negli Stati Uniti, risulta infatti che società come la Nordic Cryobank, specializzata per il liquido seminale, e la spagnola Ovobank richiedono circa 3mila euro per sei ovociti, più mille euro di trasposto, 250euro per un campione di liquido seminale. Il costo complessivo finisce così per toccare e superare i 7mila euro per una fecondazione in vitro con donazione.
Nel corso del question time in Parlamento di ieri, il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha risposto sul tema dell’eterologa spiegando che, “attesa la delicatezza della materia anche sotto il profilo etico”, si è scelto di non procedere con un provvedimento d’urgenza bensì di rimettere la questione all’iniziativa parlamentare. I “signori del gelo”, intanto, aspettano e sperano.


Fonte: zenit.org

martedì 28 ottobre 2014

Ama la Vita - Andrea Piccirillo


Bonus bebè per il 2015: 80 euro al mese per i primi 3 anni del bambino

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Il bonus bebè è previsto dalla legge di Stabilità che ieri ha ottenuto il visto della Ragioneria ed è stata trasmessa al Quirinale nella sua versione ufficiale. L'aiuto sarà riconosciuto, per tre anni, ai coniugi con reddito complessivo lordo di 90mila euro e sarà erogato mensilmente

La legge di Stabilità ha ottenuto ieri il visto della Ragioneria ed è stata trasmessa al Quirinale nella sua versione ufficiale. Lo ha annunciato con un tweet il ministero del Tesoro.

Per quanto riguarda il bonus bebè, il Tesoro è intervenuto con due tweet per puntualizzare che gli 80 euro saranno erogati mensilmente e spetterà quando il reddito dei genitori complessivamente non supererà i 90 mila euro. 

L'aiuto varrà per i bambini nati tra il 1° gennaio 2015 e il 31 dicembre 2017 e sarà riconosciuto ai figli di tutti i residenti in Italia, anche se non sono cittadini italiani.
Sarà necessario presentare domanda all'Inps. 

Il bonus bebè è previsto dall’articolo 13 della legge di Stabilità in approvazione. Per il 2015 saranno stanziati 202 milioni di euro che nel 2016 saliranno a 607, nel 2017 a poco più di un miliardo per un totale di 3,6 miliardi in cinque anni. I soldi stanziati per il 2015 basteranno per almeno 200 mila bambini; ogni anno in Italia ne nascono più del doppio, oltre 500mila e in più ci sono le adozioni. Possibile che qualcuno resti fuori? Secondo quanto si legge sul Corriere, il ministero dell'economia ha assicurato che non sarà così: i 202 milioni di euro, dicono, sono una "copertura previsione non un limite" e tutte le domande saranno accolte. Insomma se servirà i fondi saranno aumentati pescando nel fondo per la famiglia nel quale per il prossimo anno restano 298 milioni di euro. 

L’aiuto alle neomamme voluto da Renzi non pregiudica il bonus degli 80 euro concessi a chi guadagna meno di 1.500 euro netti al mese (soglia annuale di 26 mila euro lordi). 


Fonte: www.nostrofiglio.it

martedì 21 ottobre 2014

Contraccezione d’emergenza: analisi del termine


di Anna Fusina


Già a partire dalla prima segnalazione in letteratura nel 1964, l’utilizzazione di preparati ormonali atti ad impedire la gravidanza successivamente al rapporto sessuale è stata fonte di un acceso dibattito scientifico e bioetico.1
Detti prodotti sono stati denominati, a livello internazionale, “contraccettivi d’emergenza”.
L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) afferma che la contraccezione d’emergenza o post-coitale si riferisce a metodi contraccettivi che possono essere utilizzati per prevenire la gravidanza nei primi giorni dopo il rapporto.2
Questa definizione tre le sue origini dall’introduzione del cambiamento terminologico avvenuto nel 1965 ad opera dell’Associazione dei ginecologi americani (ACOG): una trasformazione esclusivamente di carattere semantico, che ha ridefinito il concepimento e quindi l’inizio della gravidanza come il momento dell’annidamento dell’ovulo fecondato in utero.
Sicuramente non estranei a tale mutamento erano gli interessi che premevano per l’inclusione nell’ambito dei contraccettivi anche di presidi agenti con meccanismo anti-nidatorio.3
L’OMS afferma anche che ogni donna in età riproduttiva può aver bisogno, ad un certo punto, della contraccezione d’emergenza per evitare una gravidanza indesiderata ed indica le situazioni in cui deve essere usata dopo che si è avuto il rapporto sessuale.4 Queste ultime sono riportate anche dalla S.I.C. (Società Italiana della Contraccezione) nel suo “Position paper sulla contraccezione per via orale” del 6 giugno 2011:

La contraccezione d’emergenza è da utilizzarsi nelle seguenti condizioni:
  • quando non sia stato utilizzato alcun metodo contraccettivo;
  • quando via sia stato il fallimento o l’utilizzo non corretto di un altro metodo contraccettivo, come ad esempio:
° rottura accidentale, scivolamento o errato utilizzo del condom;
° dimenticanza della assunzione di pillole contraccettive combinate orali (…);
° ritardo di più di 12 ore nell’assunzione del contraccettivo orale a base di solo progestinico (desogestrel)
° ritardo di più di 14 giorni dell’iniezione mensile di preparati depot;
° ritardo nell’applicazione o rimozione intempestiva, volontaria o involontaria, di cerotto contraccettivo o di anello contraccettivo vaginale;
° rottura, lacerazione o rimozione precoce di diaframma o cappuccio cervicale;
° fallimento del coito interrotto (esempio di eiaculazione in vagina o sui genitali esterni);
° uso improprio o fallimento nell’applicazione di tavolette o creme spermicide;
° errori di calcolo o mancanza di astensione nei giorni fertili del ciclo in donne che utilizzano metodi basati sull’astinenza periodica;
° espulsione di dispositivo contraccettivo intrauterino;
° in caso di violenza sessuale quando la donna non sia adeguatamente protetta da un metodo contraccettivo.”5

La Società Italiana della Contraccezione, nel Position paper citato, puntualizza che “la contraccezione d’emergenza viene definita come “metodica contraccettiva” poiché può solo prevenire e non interrompere una gravidanza già in atto (…) “metodica di supporto” in quanto il suo utilizzo non è da considerarsi come metodo contraccettivo abituale o di prima scelta, ma solo quando altri metodi non siano stati del tutto o correttamente utilizzati”.6 Afferma inoltre che “il termine complementare di “emergenza” suggerisce la necessità dell’uso tempestivo, dopo un rapporto non adeguatamente protetto, per massimizzarne l’efficacia, e sottolinea ulteriormente che tali regimi non sono proposti per un uso abituale, ma esclusivamente sporadico.”7
La definizione di “contraccezione d’emergenza” dell’OMS, ripresa poi dalla S.I.C. è stata ed è tuttora oggetto di discussione in ambito scientifico e bioetico. Il nocciolo della questione è sempre da ricondurre al fatto della ridefinizione del concetto di concepimento e gravidanza da parte dell’ACOG.
La Società Medico-Scientifica Interdisciplinare PROMED Galileo rileva che “questa definizione, puramente convenzionale, ha consentito di considerare come “contraccettivo” qualsiasi strumento in grado di ostacolare la gravidanza, ma non è però scevra da problematicità. Se da un lato infatti si vuole individuare l’inizio della gravidanza nel momento dell’impianto dell’embrione (evento che per la completa realizzazione richiede peraltro circa un settimana di tempo), nei giorni che intercorrono tra il concepimento e l’adesione dell’embrione alla mucosa uterina (normalmente circa 5 giorni) si è comunque in presenza di un embrione”.8
Non si è di fronte quindi ad un effetto “contraccettivo” ma “antinidatorio”.
Le Dott.sse Maria Luisa di Pietro e Roberta Minacori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, affermano che “l’evidenza scientifica di tale effetto antinidatorio smentisce, quindi, la stessa terminologia utilizzata per definire l’utilizzo di dati prodotti: non si tratta di un meccanismo contraccettivo (l’inibizione del concepimento avviene solo in una piccola percentuale di casi), bensì di un meccanismo prevalentemente abortivo qual è quello antinidatorio, che si estrinseca dopo l’avvenuta fecondazione, quando è già iniziato il processo di sviluppo di un nuova vita umana.”9
J. Scotson, nel 1995, in “Emergency Contraception. Use of the Term is Erroneus“, afferma che: “It is vital to be accurate when using words and phrases.(...) contraception means against conception that which prevents conception occurring. The object of using the postcoital contraceptive pills is to prevent nidation and further development of the conceptus and to procure an early chemical abortion. One cannot prevent what has already occurred, and therefore the use of the term emergency contraception for early abortion is erroneous”: “E' fondamentale essere precisi quando si usano parole e frasi. (...) contraccezione significa “contro la concezione”, ciò che impedisce che si verifichi la fecondazione. Lo scopo dell’utilizzo delle pillole contraccettive post-coitali è quello di prevenire l'annidamento e l'ulteriore sviluppo del concepito e di procurare un aborto chimico. Non si può impedire ciò che è già avvenuto, e quindi l'uso del termine “contraccezione d'emergenza” per l'aborto precoce è errato.”10
Per tale ragione R.G. Rahwan, nel suo articolo “Morning-after birth control”, apparso su Lancet nel 1995, afferma che il termine “contraccezione d’emergenza” è equivoco e che è necessario parlare di “intercezione d’emergenza” o di “interruzione della gravidanza d’emergenza”.11




1AA.VV., Levonorgestrel post-coitale: una lettura aggiornata della letteratura medica in Ginecorama n. 2, Aprile 2012, p. 22-23
2Who Media Center, Emergency contraception, Fact sheet N.244, luglio 2012 in http://www.who.int/mediacentre/factsheets/fs244/en/index.html: “Emergency contraception, or post-coital contraception, refers to methods of contraception that can be used to prevent pregnancy in the first few days after intercourse.”
3 AA.VV., Levonorgestrel post-coitale: una lettura aggiornata della letteratura medica, cit., p. 22-23
4Who Media Center, Emergency contraception, Fact sheet N. 244, luglio 2012 in http://www.who.int/mediacentre/factsheets/fs244/en/index.html: “Emergency contraception, or post-coital contraception, refers to methods of contraception that can be used to prevent pregnancy in the first few days after intercourse.”
5S.I.C. Società Italiana della Contraccezione, Position paper sulla contraccezione d’emergenza per via orale, 6 giugno 2011, p.1
Cfr. anche Royal College of Obstetricians and Gyneacologists (RCOG). Faculty of Sexual & Reproductive Healthcare – Clinical Guidance. Emergency Contraception, Clinical Effectiveness Unit. London: RCOG; August 2011 (Updated January 2012) e International Consortium for Emergency Contraception – International Federation of Gynecology & Obstetrics (FIGO), Emergency Contraceptive Pills. Medical and Service Delivery Guidelines.Third Edition 2012. New York: ICEC, 2012
6S.I.C. Società Italiana della Contraccezione, Position paper sulla contraccezione d’emergenza per via orale, 6 giugno 2011
7S.I.C. Società Italiana della Contraccezione, Position paper sulla contraccezione d’emergenza per via orale, 6 giugno 2011
8Società Medico-Scientifica Interdisciplinare PROMED Galileo, Ulipristal acetato (CDB 2914) Meccanismo d’azione: aspetti scientifici, deontologici ed etici- Relazione tecnico –scientifica , 16 aprile 2010 (allegata ad Esposto all’Autorità della Concorrenza e del Mercato su ellaOne dell’Avv. Gianfranco Amato del 3 maggio 2010)

9Maria Luisa Di Pietro, Roberta Minacori, La “contraccezione d’emergenza” in “Medicina e Morale”, n. 1, 2001, pp. 11-39
10J. Scotson, Emergency Contraception. Use of the Term is Erroneus, BMJ 1995; 311. 762-763 in http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2349859/?page=1
11Maria Luisa Di Pietro, Roberta Minacori, La “contraccezione d’emergenza”, op. cit., p. 11-39

domenica 19 ottobre 2014

Adozioni: quali sostegni ed incentivi da parte del Governo? - Interrogazione degli On. Gian Luigi Gigli e Mario Sberna


di Anna Fusina

Nella seduta parlamentare del 15 ottobre scorso, alla Camera, i deputati Gian Luigi Gigli e Mario Sberna hanno presentato un'interrogazione a risposta scritta al Presidente del Consiglio dei Ministri per conoscere le iniziative che il Governo intende porre in atto per sostenere ed incentivare le adozioni, in particolare quelle internazionali.
Gli Onorevoli interpellanti osservano che “da anni si aspettano i protocolli operativi regionali e la banca dati nazionale per le adozioni internazionali, mentre in soli 25 giorni le regioni, avvalendosi di proprie linee guida regionali, hanno già trovato l'accordo sulla fecondazione eterologa, in contrasto peraltro con quanto dispone l'articolo 7 della stessa legge n. 40 del 2004".
Gian Luigi Gigli e Mario Sberna ricordano come le associazioni e gli enti accreditati all'adozione in Italia abbiano più volte rivolto appelli accorati affinché Governo e regioni dedichino le stesse energie, già investite per dare applicazione alla legge in materia di fecondazione assistita, anche nella direzione di districare le questioni aperte nell'adozione, così come per reperire i fondi per quella internazionale – fermi da tre anni - e per far funzionare adeguatamente la Commissione adozioni internazionali.
Le famiglie adottanti, come sottolinea l'interrogazione, possono arrivare a spendere, nelle adozioni internazionali, anche 10 mila euro e, a fronte di tali ingenti spese, i fondi per i rimborsi alle famiglie, nonché i fondi per i servizi post-adozione, sono oggi praticamente inesistenti e si possono portare in detrazione fiscale soltanto il 50 per cento delle risorse adoperate.
A parere degli interpellanti l'impegno finanziario del Governo sarebbe invece necessario, allo scopo di garantire la gratuità delle adozioni a quelle coppie che versano in difficoltà economiche.
Nell'interrogazione si rileva inoltre come l'iter per l'adozione internazionale richieda oggi una media di 3-4 anni dall'inizio della procedura, anche a causa delle lungaggini burocratiche, e a volte in ragione di aperti contrasti tra Governi (da ultimo viene segnalato il caso del Congo), “conflitti nei quali a perdere sono prima di tutto i bambini incolpevoli e le famiglie destinatarie”.
Si fa notare poi come il numero di coppie che in Italia fanno richiesta di adozione sia calato drasticamente: da circa 6.000 nel 2006 si è passati a non oltre le 3.000 coppie nel 2013.
I dati sul primo semestre 2014 - a quanto riportato dalle associazioni operanti nel settore – mostrano un ulteriore crollo del 30%.
Gigli e Sberna sottolineano come i bimbi che devono essere adottati portino spesso sulle spalle segni di maltrattamenti e abusi, necessitando pertanto di percorsi di sostegno dopo l'adozione, soprattutto durante alcuni momenti particolari della loro crescita, come l'adolescenza.
I fondi per le famiglie che sostengono pesanti costi per l'adozione, ed in particolare per quelle che hanno adottato ragazzi difficili e che quindi devono intraprendere con loro un cammino di crescita speciale, sono inesistenti.
Secondo alcune associazioni del settore, da parte istituzionale si pone in essere una “grave irresponsabile distrazione verso una forma alta di accoglienza come l'adozione” e “verso un mondo elettoralmente poco rilevante come i bambini”.
Gli Onorevoli interroganti sottolineano che servirebbero circa 30 milioni per fornire risorse economiche ed umane al fine di evitare che tra qualche tempo tutto il sistema degli enti autorizzati salti, visto che molte sedi territoriali saranno costrette a chiudere.
Rilevano altresì la necessità di “un cambiamento culturale atto a superare la tendenza prevalente, volta a guardare soltanto ai bisogni degli adulti, ma non a garantire quel gesto d'amore che rende giustizia ad un bambino che la società non è stata in grado di aiutare, quell'atto di grande solidarietà e sacrificio che si compie attraverso l'adozione, che non è arduo definire speculare a quello che agli interroganti appare il solipsismo narcisista che fa da sostrato alla fecondazione eterologa.
Gigli e Sberna chiedono pertanto al Governo “quali urgenti iniziative intenda porre in essere al fine di sostenere ed incentivare quegli atti di grande solidarietà umana, quali le adozioni, in particolare quelle internazionali”, se intenda “adoperarsi al fine di reperire quei fondi necessari al sostegno del sistema di enti autorizzati, che rappresenta un tramite fondamentale ed insostituibile per il settore delle adozioni” e se reputi utile “adoperarsi in azioni diplomatiche volte ad agevolare le adozioni internazionali.


sabato 18 ottobre 2014

Un Albero Indiano. Se uno scultore cieco insegna l'arte in India

Corriere della Sera - Invisibili del 18-10-2014


di Claudio Arrigoni

C’è una scuola dove ci sono materie diverse. “Non insegniamo l’alfabeto, insegniamo le abilità”. E’ lontano, dall’altra parte del mondo. Ci è stata Takisha, 10 anni, che non vede da quando ne aveva cinque e ha la voce da usignolo. E Lumiang, 20 anni, nato sordo e cieco, con problemi di relazione. La Bethany school di Shillong, India remota non lontano dal Bangladesh, ha dato forma ai loro sogni. Anche in senso letterale. Lo ha fatto con l’aiuto di Felice Tagliaferri, straordinario scultore non vedente, che ha portato e insegnato la sua arte. Facendo capire: “Si può fare!” Lo ha fatto grazie a Cbm Italia, la più grande organizzazione non governativa che combatte le disabilità visive nel mondo (e basta poco: si digita 45594 e con 2 euro si salva una persona, in particolare un bambino, dalla cecità).
In quei giorni in India con Felice, amico di InVisibili, c’erano il regista Silvio Soldini e il documentarista Giorgio Garini. E’ nato così “Un Albero Indiano”, un documentario bellissimo, dove la voce narrante è Tagliaferri, ma i protagonisti sono i 15 bambini e gli insegnanti che alla Bethany School hanno imparato da lui l’arte della lavorazione della creta. Soldini e Garini continuano il percorso con Cbm nel racconto delle storie di persone cieche iniziato con “Per Altri Occhi”. Lì si intrecciavano le vite di chi non vede, con immagini lontane dallo stereotipo di chi non ha la vista. Tagliaferri era uno dei protagonisti. Questa volta con loro è volato lontano, povertà che non ha fine, dignità immensa: “Io non parlo la loro lingua, loro non parlano la mia, ma comunichiamo con il cuore e ci capiamo benissimo”. Dalla Bethany School sono passati 400 bambini. E’ nata grazie a Bertha Gyndykes Dkha, divenuta cieca per una retinite pigmentosa. Spiega Rosa, la direttrice: “Il focus non è sulle loro difficoltà, ma sulle loro abilità”. Una scuola inclusiva, fra India e Bangladesh.

Tra i banchi della Bethany School si compie il miracolo. E’ vero che Felice non conosce nulla della lingua, ma la modalità di comunicazione che trova con i bambini ciechi, sordi o sordociechi è quella dell’arte. Alla fine sarà un albero, bellissimo, che nasce da mille mani diverse, che alcuni non potranno vedere, ma sentono, toccano, fanno loro. Ogni giorno si lavora insieme per un obiettivo. “Per imparare a fare il passo più lungo della gamba”: Felice rovescia i luoghi comuni attraverso le sue mani che plasmano e toccano e non si fermano mai. “Digli che può lisciare meglio: gli occhi non gli funzionano, ma il tatto sì”, fa spiegare a uno degli allievi. In quindici giorni, ragazzi e ragazze, chi normodotato, chi cieco o sordo, chi con difficoltà relazionali o intellettive, imparano a lavorare la creta, ognuno a suo modo. Non ci sono distinzioni per Felice: “Non esistono i disabili e gli abili, tutti hanno le loro disabilità, tutti possono trovare le loro abilità”.

Da quei giorni in India, grazie al sostegno di Cbm Italia, alla Bethany School si è avviato un laboratorio permanente di lavorazione della creta aperto a tutti, bimbi normodotati o con cecità e sordità, senza differenze. Il documentario di Silvio Soldini e Giorgio Garini ha dentro i valori di Cbm, dall’inclusione alla valorizzazione delle abilità, ma sa raccontarli dentro la storia con “letizia e allegria di fondo”, per usare parole di Soldini. Bella questa: letizia. Si può usare anche in situazioni che appaiono difficili? “Un Albero Indiano” ci dice di sì ed è bello che una organizzazione come Cbm, che opera in 70 Paesi con 700 progetti in situazioni difficili e spesso drammatiche, abbia attenzione nel comunicare così. Cbm fa molto con poco. Per superare la cataratta basta un intervento di 30 minuti, per vincere il Tracoma, chiamato “malattia dell’acqua” perché da quella si prende, basta una goccia di medicina, ma deve essere usata velocemente. Fino al 1 novembre sarà possibile sostenere la campagna “Apriamo gli occhi”: 45594 per sostenere i progetti in 14 Paesi in via di sviluppo, con operazioni oculistiche per bambini delle famiglie più povere, allestire cliniche oculistiche mobili, svolgere attività di screening, distribuire occhiali.

“Un Albero Indiano” ci spiega che un altro mondo è possibile. Felice Tagliaferri ci insegna come si ribalta il pensiero. Silvio Soldini e Giorgio Garini ci mostrano quanto tutto questo sia bello. Con letizia e allegria.

mercoledì 15 ottobre 2014

Ecco la verità sulla pillola del giorno dopo

Le evidenze della scienza e le conseguenze per l'obiezione 

Filippo Maria Boscia* Gian Luigi Gigli** Bruno Mozzanega*** 
 

Quando una donna ha un rapporto non protetto nel giorno che precede l’ovulazione (quello più fertile e con la massima frequenza di rapporti) e il giorno dopo ovula, può concepire entro 24 ore dall’ovulazione, essendo l’uovo disponibile per 24 ore. Il concepimento può avvenire quindi entro due giorni da quel rapporto. Sorge dunque un quesito: se EllaOne può essere assunta con efficacia costantemente superiore all’80% fino a cinque giorni dopo quel rapporto, e cioè fino a quattro giorni dopo l’ovulazione (avvenuta nel giorno successivo al rapporto), e tre giorni dopo il concepimento che ne fosse seguito, come può invocarsi un effetto anti-ovulatorio?
Eppure l’Ema (European Medicines Agency, l’ente regolatorio europeo), l’Aifa (l’ente omologo per l’Italia) e le più note Società Scientifiche sostengono che questi farmaci agiscono soltanto prevenendo l’ovulazione. Non si può mentire su queste tematiche: è in gioco il rispetto per la vita umana dal suo inizio, valore cardine della nostra civiltà, fondamento della Costituzione e delle nostre leggi, della stessa 194 all’articolo 1 e, prima ancora, della legge 405/75 che alla «tutela della salute della donna e del prodotto del concepimento» finalizza la procreazione responsabile. Disinformare su questi temi significa impedire alle singole persone di operare scelte libere proprio in quanto informate, calpestare la libertà professionale dei medici, negare ai politici la possibilità di legiferare in base a conoscenze documentate e ai giudici la possibilità di giudicare rettamente. Mentire su questi temi è ancora più grave se a farlo è chi, per mandato, questa conoscenza dovrebbe invece garantire.

I contraccettivi d’emergenza non prevengono l’ovulazione: quando vengono assunti nei giorni più fertili del ciclo mestruale, essi impediscono l’annidamento del figlio che fosse concepito. I giorni più fertili sono il giorno che precede l’ovulazione, il precedente, e il giorno stesso dell’ovulazione. In essi è massima anche la frequenza dei rapporti sessuali e soprattutto di quelli non protetti. Ne deriva che il massimo numero di concepimenti consegue a rapporti che si verificano proprio in questi giorni. Un contraccettivo di emergenza che impedisce il manifestarsi di gravidanze con un’efficacia che va dal 65% del Norlevo (Levonorgestrel, Lng) all’80-85% di EllaOne (Ulipristal Acetato, Upa) dovrebbe avere il suo massimo di efficacia se assunto dopo i rapporti che avvengono nei giorni più fertili. La letteratura medica ci dice, però, che sia Norlevo sia EllaOne, quando vengono assunti nei giorni più fertili del ciclo, non hanno più alcun effetto sull’ovulazione: la loro efficacia è invece dovuta a un effetto antiannidamento. Vediamo nel dettaglio.

I dati scientifici mostrano che il Norlevo (la 'pillola del giorno dopo') può inibire la liberazione dell’uovo soltanto quando viene assunto nel primo dei giorni fertili (prima che i livelli di Lh inizino a crescere). Assunto successivamente, nei giorni pre-ovulatori più fertili, Norlevo consente l’ovulazione ma impedisce la formazione di un buon corpo luteo: la ghiandola che deriva dal follicolo che ha liberato l’uovo e che prepara l’endometrio (il terreno fertile dentro l’utero) a ospitare il figlio. La donna ovula e può concepire, ma l’endometrio non consentirà all’embrione di annidarsi. Il Norlevo assunto prima dell’ovulazione ha, quindi, un effetto
prevalentemente post-concezionale.

Complessivamente EllaOne (la 'pillola dei cinque giorni dopo'), assunto nel periodo fertile del ciclo, inibisce o ritarda l’ovulazione in una percentuale di casi inferiore al 60%. In oltre il 40% dei casi invece la donna ovula e può concepire. Sono i dati (Brache 2010) ai quali
tutti fanno riferimento. Se però analizziamo l’azione del farmaco nelle diverse fasi del periodo fertile vediamo che la sua efficacia, come per Norlevo, è del 100% solo quando viene assunto nel primo dei giorni fertili (prima che Lh inizi ad aumentare). Quando viene assunto successivamente la sua efficacia decresce fino quasi ad annullarsi (8%) 1-2 giorni prima dell’ovulazione, nel momento del picco di Lh, e cioè nei giorni più fertili del ciclo. In questi giorni, anche se la donna ingerisse EllaOne già durante il rapporto sessuale, il farmaco agirebbe come un placebo, senza alcuna efficacia sull’ovulazione, che seguirebbe entro due giorni come previsto da madre natura. Conseguentemente, il concepimento potrebbe avvenire. La gravidanza tuttavia, anche in caso di concepimento, non comparirebbe perché EllaOne agisce in modo praticamente identico alla Ru486 usata per l’interruzione della gravidanza, della quale anzi sembra essere ancora più efficace. EllaOne, infatti, impedisce l’azione del progesterone, l’ormone che – come dice il nome – favorisce la gestazione, ostacolandone il normale effetto di preparazione dell’endometrio all’annidamento. Questi dati sono ampiamente riportati nella letteratura medica, ma Ema e Aifa li ignorano, limitandosi a recepire le considerazioni dell’azienda produttrice. Peraltro c’è discordanza anche all’interno dei documenti ufficiali dell’Ema, che Aifa passivamente si limita a recepire senza adeguatamente verificarli. Nella documentazione su EllaOne, per esempio, è scritto che «i dati farmacodinamici mostrano che anche quando viene assunto nell’imminenza dell’ovulazione, Ulipristal Acetato è in grado di ritardarla in alcune donne». In alcune donne: l’8%, come già visto, mentre tutte le altre donne (il 92%) che assumono il farmaco in quei giorni, i più fertili, ovulano regolarmente e possono concepire.

La contraccezione d’emergenza viene prescritta a seguito di rapporti non protetti avvenuti nei giorni fertili, quando il muco cervicale lascia entrare gli spermatozoi. Quando la donna ovula non vi sono ostacoli al concepimento. Se le gravidanze attese non compaiono è dunque perché questi farmaci impediscono l’annidamento del figlio in utero.

Da ultimo una considerazione sull’obiezione di coscienza. A nostro avviso la mancata prescrizione dei contraccettivi di emergenza dovrebbe essere considerata, più che un gesto di obiezione, un atto di pieno ossequio alla legge. Come già ricordato, lo Stato italiano attraverso le sue leggi nel definire gli aspetti della procreazione responsabile la finalizza esplicitamente alla «tutela della salute della donna e del prodotto del concepimento» (legge 405/1975). La tutela della salute della donna e del figlio che potrebbe essere generato è ribadita anche nella legge 194/1978 che, pur consentendo l’aborto in casi che dovrebbero essere eccezionali, proclama la tutela della vita umana dal suo inizio. Tutela della «vita umana», e non solo della gravidanza, che l’Organizzazione mondiale della sanità – riduttivamente e strumentalmente – pretende inizi dall’impianto in utero. La tutela del concepito, infine, è esplicitamente ribadita anche nel primo articolo della legge 40/2004, in un passaggio mai modificato dalle sentenze della Corte Costituzionale. In questo contesto, non si vede come al medico possa essere richiesto di prescrivere farmaci che agiscano o possano agire dopo il concepimento.

Disinformare il medico sul reale meccanismo d’azione di questi farmaci al fine di estorcerne la disponibilità a prescriverli è molto grave, soprattutto se a farlo è chi, per mandato istituzionale o accademico, ha il compito di tutelarne e promuoverne libertà e professionalità nell’interesse della salute e della vita.

*Filippo Maria Boscia

direttore del Dipartimento per la Salute della Donna e la tutela del nascituro-Asl Bari; professore di Fisiopatologia della riproduzione umana-Università di Bari; presidente della Società italiana per la bioetica e i Comitati etici; presidente nazionale Associazione medici cattolici (Amci)
**Gian Luigi Gigli
membro della Commissione affari sociali e salute-Camera dei deputati; direttore della Clinica neurologica Università di Udine
***Bruno Mozzanega
professore aggregato di Ginecologia-Dipartimento per la Salute della donna e del bambino-Università di Padova; docente di Pianificazione familiare Scuola di specializzazione in Ginecologia e ostetricia   Università di Padova
 
Fonte: avvenire.it