giovedì 12 febbraio 2015

Educazione all'affettività e sessualità a scuola: nasce il Progetto “RispettiAMOci”



 Progetto RispettiAMOci - primaria - Copia

di Anna Fusina

Il Forum delle Associazioni Familiari dell'Umbria ha lanciato il Progetto “RispettiAMOci”, rivolto alle scuole di ogni ordine e grado per un'educazione all'affettività e sessualità basata sul rispetto e sull'approccio integrale alla persona.
Ne parliamo con il Presidente del Forum, Dott. Ernesto Rossi.

_ Dott. Rossi, come e quando è nato il vostro progetto?

L'idea parte da una riunione della Commissione scuola del Forum delle Associazioni Familiari dell'Umbria, formata dai professionisti e volontari delle associazioni impegnate sulle tematiche di scuola e relazionalità, che si è tenuta nell'aprile dello scorso anno e ha prodotto un lavoro di sei mesi conclusosi a ottobre, anche se occorre dire che RispettiAMOci è un laboratorio in continua evoluzione. La tematica era stata sollecitata dalle numerosissime segnalazioni e richieste di attenzione ai corsi sull'educazione all'affettività che molti genitori e studenti sentivano inadeguati. «Mi sono sentita a disagio», mi ricordo che in una circostanza una studentessa ha usato esattamente questo termine; testimonianze di questo tipo ne ho sentite molte. Abbiamo capito che alla fonte c'era una richiesta molto profonda di riempire un vuoto educativo, e che un certo approccio improntato al lato tecnico e sociologico, sia alla sessualità, sia alle relazioni affettive, fosse riduttivo e risultasse distante e impersonale; talvolta particolarmente assertivo nel somministrare ricette di vita che non tenevano in conto le sensibilità di ciascuno. Quando abbiamo indagato, l'impressione che spesso abbiamo avuto al riguardo è stata effettivamente quella di un disagio strisciante sia tra gli studenti che tra molti insegnanti. Una ricerca dell'Università di Bari, segnalataci dal Forum nazionale, ha sottolineato tutta una serie di aspetti positivi e negativi di questi processi e progetti educativi, sicché abbiamo tentato di esprimere una proposta che si ispirasse ai modelli e alle ricerche più attuali, con un approccio integrale della persona. Abbiamo voluto riportare tutte queste cose a una dimensione umanistica che fosse quanto più ricca possibile. In questo senso, le Raccomandazioni europee e dell'OMS da cui tutti questi corsi prendono spunto, parlano di dimensione "olistica" dell'educazione, ma a ben guardare in molte proposte l'aspetto olistico è applicato alla sola lettura scientifica della questione affettiva/sessuale, sottovalutando ed escludendo in maniera quasi puerile tutta la dimensione umanistica e culturale che forma la coscienza di ciascuno. In questo senso, studi che di per sé sarebbero molto interessanti, soprattutto nella dimensione sociologica, a mio modo di vedere presentano una lettura di fondo povera, unidimensionale, uno scheletro fragile su cui tutto il resto non si sorregge in modo pieno e florido, e di fatto, poi molti progetti mostrano di non far breccia tra la popolazione studentesca e familiare, al punto da doverne dare continua propulsione attraverso iniziative di politiche amministrative specificamente studiate. Questo è segno della volontà politica di spingere in una determinata direzione, con la tendenza a prediligere la visione di certi specifici organismi, e però, proprio perché tali spinte sono di natura politica, sono vulnerabili a visioni di parte e dunque a veicolare messaggi ideologicamente orientati, cosa che abbiamo spesso denunciato essere grave e inopportuna, perché i figli sono di tutti e devono essere salvaguardati da pressioni ideologiche e politiche.

- "RispettiAMOci": perché avete dato questo nome al vostro Progetto?

Si fa un gran parlare di bullismo, omofobia, parità, identità, tutte parole che devono suggerire l'esigenza di incontrarsi su un piano di riconoscimento reciproco, e certamente dovrebbe sempre essere così; tutti dobbiamo cercare di andare in quella direzione ogni giorno. Eppure, non si può parlare di questi vocaboli soltanto se li si guarda da una sola direzione, dall'idea di una libertà fine a sé stessa, avulsa da ogni confine di rispetto per l'altro, come se nelle questioni della vita delle persone si fosse obbligati ad annullare il proprio criterio di giudizio, la propria coscienza, la dimensione morale, etica, religiosa, culturale, il proprio vissuto; ciò in ossequio a una ricetta sociale somministrata a tutti forzatamente allo stesso modo. Non funziona così; la panacea per tutti i mali non esiste, specialmente quando una proposta è priva della condivisione dialogata, perché questo porta esattamente nella direzione opposta, cioè a imporre agli altri quello che si crede giusto per sé stessi. La realtà della vita, delle persone e delle scelte personali è infinitamente sfaccettata, richiede enorme rispetto, molto più di quanto chi usa quelle parole come una bandiera si illude di praticare. In questo senso, quando pure enunciamo tutti quei termini citati all'inizio, che nelle intenzioni vorrebbero dire tante cose buone, senza un vero approccio integrale alla persona non riusciamo a raggiungere l'ideale ambìto. Per questo nel nostro piccolo abbiamo pensato che il termine «rispetto» dovesse essere abbracciato nella sua forma più autentica di amore verso l'essenza umana di tutti, nessuno escluso; poi, dal rispetto a RispettiAMOci il passo è stato nelle cose.

- L'azione educativa della scuola nell'ambito dell'educazione all'affettività ed alla sessualità deve essere informata a due principi: il principio di sussidiarietà (il diritto-dovere dei genitori di educare è insostituibile) e il principio di subordinazione (l'intervento della scuola deve essere soggetto al controllo da parte dei genitori)...

Questo dovrebbe essere il principio che regola la nostra scuola. Dico dovrebbe, perché, come tante cose scritte bene nelle nostre leggi, l'applicazione pratica trova spesso difetto. Per fortuna non tutti i progetti sono discutibili, sono però troppi i progetti che giungono ai ragazzi senza che i genitori ne sappiano nulla. Certamente le procedure burocratiche spesso sono farraginose, talvolta è difficile procedere a una comunicazione pratica, ma è innegabile che la casistica esprima numeri che devono far riflettere; e visto che sta aumentando ogni giorno di più l'insoddisfazione per come certe procedure sono ordinariamente condotte, la prima azione che dovrebbero svolgere la scuola e i promotori dei corsi, sarebbe quella di un pieno e attivo coinvolgimento dei genitori. Dico attivo, nel senso che non si può pensare di aver sbrigato l'obbligo informativo con una semplice circolare su un sito internet, o su un POF vagabondo in una segreteria. Ci deve essere una volontà attiva e agita di coinvolgimento dei genitori nella vita scolastica dei figli da parte degli operatori scolastici. Non di meno i genitori devono rendersi conto che l'educazione dei figli non può essere una cambiale in bianco delegata o scaricata sulla scuola. Anche i genitori devono svolgere una funzione educativa attiva in questo senso. Ciò è il fulcro e l'essenza del patto di corresponsabilità educativa, cioè dell'alleanza educativa tra scuola e famiglia per far sì che i nostri figli siano costruttori saggi e responsabili della società del futuro che noi tutti sogniamo.
- Per chi è pensato "RispettiAMOci"?

Abbiamo pensato “RispettiAMOci” con un criterio modulare, adatto a bambine e bambini, ragazze e ragazzi di tutte le scuole di ogni ordine e grado, quindi a partire dalle scuole materne fino alle superiori, con un criterio di applicazione locale e regionale. Inoltre esiste il progetto "Rispettiamoci+" (con il suffisso più), con una struttura più articolata che poggia su una rete di cinque regioni che sono: Lazio, Abruzzo, Umbria, Lombardia e Sardegna; ha una dimensione e un coordinamento nazionale, ed è anche più articolato ed elaborato. Ciononostante i principi educativi rimangono gli stessi.

- Quali obiettivi si prefigge il vostro Progetto?

In parte l'abbiamo già detto, ma mi preme sottolineare che un obiettivo che ci sta a cuore è far capire ai bambini e alle bambine, e alle ragazze e ai ragazzi, quanto loro stessi siano preziosi come persone, e quanta dignità e rispetto ciascuno di noi merita di dare e ricevere.

- Quali tematiche vengono affrontate durante lo svolgimento del Progetto?

Questa risposta esigerebbe un discorso molto ampio e una risposta anche tecnica, ma a voler essere didascalici, a seconda dell'età dei ragazzi vengono affrontati in maniera più o meno articolata gli argomenti della crescita, della personalità e della persona, dei sentimenti e dell'amore, della relazione e dell'affetto, dello sviluppo biologico e psicologico, dell'identità del sé; del rispetto di ogni persona e della sua cultura ed educazione; del dialogo tra ragazzi e con gli adulti. Vengono affrontati gli aspetti della sessualità e della conoscenza e consapevolezza del proprio corpo. Il tutto sempre rapportato al concetto integrale di persona e dell'importanza e delicatezza delle relazioni, della comunicazione con il prossimo, sia duale che in famiglia o nel gruppo sociale, sia attraverso i numerosi mezzi di comunicazione oggi disponibili.

- All'interno dei temi affrontati vi è anche la cultura del rispetto. Vi proponete anche la prevenzione della discriminazione, la consapevolezza degli effetti negativi degli stereotipi...

Sì, questo è strutturale in “RispettiAMOci.” In particolare vorremmo riuscire a suscitare negli alunni il desiderio di dotarsi degli strumenti critici per essere in grado di ragionare e decidere con la propria testa, avere fiducia in loro stessi e di quante cose buone e preziose sono in loro. Uno stereotipo è tale quando è subìto acriticamente o passivamente, o peggio imposto, mentre una scelta consapevole e coscienziosa, orientata a un bene che è per sé e anche comune non è uno stereotipo per definizione.

- Negli ultimi mesi si è avuta notizia che sono stati proposti in alcune scuole dei progetti che presentavano come obiettivi l'educazione alle differenze e la lotta al bullismo, ma che in realtà promuovevano l'ideologia gender, spesso ad insaputa dei gentori...

Sta capitando che molti progetti dai contenuti insondabili arrivino fino agli studenti. In certi casi i Comitati di genitori riferiscono di approvazioni di cui mai sono venuti a conoscenza neanche nei Consigli d'Istituto, e questo è davvero grave, tant'è che mi hanno confidato che si stanno valutando eventuali interventi disciplinari. Proprio per questa ragione e per riportare un po' di ordine e rispetto delle procedure non solo formale ma sostanziale nei confronti delle famiglie, è stato naturale aderire alla petizione di ProVita per fermare la deriva gender nelle scuole. Sulla questione del gender c'è una gran confusione e una disinformazione ingiustificabile. Si parla di introdurre nuovi paradigmi educativi, nuove visioni sociali e nuovi modelli culturali che non possono essere buttati là nel mezzo, tra i minorenni anche molto piccoli, senza aver minimamente allargato e aperto onestamente un dibattito con la popolazione tutta. Ciò che mi sembra poco serio è far credere che questi modelli culturali siano una normale operazione educativa. Questo non è affatto vero, troppe volte sono promossi con l'intenzione di veicolare un preciso modello sociale e culturale completamente diverso dal modello educativo delle famiglie di origine, e questo in realtà non fa che introdurre un nuovo tipo di stereotipo, una contraddizione nei termini. Rispetto a questo “RispettiAMOci" ha un afflato di libertà estremamente più ampio e un approccio molto onesto.


-     A chi si può rivolgere chi volesse avere ulteriori informazioni sul vostro Progetto?

Può contattare la nostra segreteria attraverso le indicazioni sul sito internet www.forumfamiglieumbria.org o può scrivere a info@forumfamiglieumbria.org
Inoltre è possibile contattare il Forum nazionale attraverso i contatti in www.forumfamiglie.org

Fonte: http://vitanascente.blogspot.it/

domenica 25 gennaio 2015

La Quercia Millenaria: terapia dell'accoglienza contro la cultura dello scarto




foto di Carlo Paluzzi - Tutti i diritti riservati
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di Anna Fusina


L'associazione La Quercia Millenaria nata il 14 gennaio 2005 come unico centro in Italia atto ad assistere le coppie a seguito di una diagnosi di malformazione fetale fatta al proprio bambino, festeggia ora il 10° anno di attività sulla strada della tutela della maternità, dell'accoglienza e dell'accompagnamento amorevole della vita nascente.
Ne parliamo con Sabrina Pietrangeli Paluzzi, Presidente dell'Associazione.



- Sabrina, come è nata “La Quercia Millenaria”?


Sabrina Paluzzi: Sono sposata con Carlo Paluzzi dal 1995. Abbiamo tre figli: Priscilla di 18 anni, Vivian di 14, e poi un maschietto di 12 anni, Giona.
Proprio lui ha dato inizio a questa avventura che ci ha portati davvero molto lontano, cambiando il nostro
modo di pensare e di vivere. Al 5° mese di gravidanza ci siamo sentiti dire che nostro figlio era un "feto terminale incompatibile con la vita". Dalla nostra storia abbiamo imparato che nessuna sofferenza è senza senso, e che se accolta con amore si trasforma in benedizione. La nostra terza gravidanza era stata accolta da tutti noi con una gioia infinita: non avremmo mai pensato che ci avrebbe cambiato la vita per sempre...
- E invece?
Sabrina Paluzzi: Durante l’ecografia morfologica del quinto mese, è stato diagnosticato un quadro terribile: una malformazione urinaria gravissima aveva portato ad una situazione interna che non dava possibilità di scampo. Il nostro bambino presentava mega vescica, idroureteronefrosi bilaterale, ascite addominale, idropericardio, idrocele, piede torto monolaterale, assenza totale di liquido amniotico, principio di scompenso cardiocircolatorio. Ci è stato suggerito di abortire, sia nel centro di I livello a cui ci eravamo rivolti, la nostra Asl di appartenenza a Roma, e poi in un centro di II livello, un grande Policlinico romano, diretto da una équipe specializzata nelle diagnosi prenatali. L’alternativa sarebbe comunque stata la morte in utero del nostro bambino, a cui sarebbe seguìto un parto pilotato. Dopo il nostro "no" deciso all'aborto, nessuno pareva poter fare qualcosa per noi, e così ci siamo trovati senza punti di riferimento.
Quando dopo dieci giorni passati allo sbando, un’amica si presentò con il numero del prof. Noia al Centro Diagnosi e Terapia Fetale del Policlinico Gemelli, l'unico Centro di III livello a Roma, si è aperta una nuova strada, un tentativo che inizialmente non sembrava dare esiti positivi, ma che poi ha prodotto una svolta significativa tuttora inspiegabile nella situazione del nostro bambino. Abbiamo agito quando lui era ancora nella pancia, con un intervento invasivo di correzione. Inizialmente la cosa è sembrata inutile: lui, anzichè migliorare, stava peggiorando.
E poi?
Sabrina Paluzzi: Poi, c'è stata quella che in gergo medico è stata classificata come "risoluzione naturale". Per noi ha un altro nome, ma quel che importa è che la vita abbia trionfato. Giona è riuscito a nascere. C’è stato un lunghissimo percorso di lotta e di sofferenza: infezioni, ricoveri, interventi chirurgici … Per sette mesi non siamo riusciti a tornare nella nostra casa. Oggi Giona ha 11 anni, e da molto tempo è entrato in una fase di insufficienza renale cronica di grado moderato, più alcuni disagi che affrontiamo con amore, speranza, e gioia di vivere. Lui risponde a tutto ciò con un atteggiamento molto positivo, e al di là di qualche difficoltà, che per un bambino di questa età si traducono semplicemente nel disappunto di non poter mangiare tutte le cose che vorrebbe, dovendo lui seguire un regime dietetico, e nel fatto che non può praticare sports violenti, vive pienamente facendo le cose che fanno tutti i bambini... va a scuola, corre come tutti, fa ginnastica, è pieno di vita, amorevole, simpatico, positivo ed estroverso. Non soffre fisicamente, è felice di esistere, dona gioia a chiunque lo vede, soprattutto a noi che lo amiamo follemente.
Porta con sé qualche cicatrice come ricordo, ma anche il bagaglio della fede e la vita stessa, che sempre merita di essere vissuta.
Nel nostro percorso abbiamo incontrato tre medici meravigliosi, che hanno riconosciuto in quel loro paziente il figlio che era per noi: unico, irripetibile, prezioso. Oggi sono i nostri collaboratori: il prof. Giuseppe Noia, vicepresidente di questa Associazione, nonchè socio fondatore, responsabile del Centro Diagnosi e Terapia Fetale del Gemelli, il prof. Alessandro Calisti, primario di Chirurgia Pediatrica e Urologia al S. Camillo Forlanini di Roma, ora in pensione, e poi il Dr. Mario Castorina, eccelso pediatra del Policlinico Agostino Gemelli di Roma, specialista in numerose branche della pediatria, con una particolare eccellenza nelle nefropatie e nelle malattie metaboliche come la mucopolisaccaridosi. Questi medici hanno messo a nostra disposizione tutto ciò che avevano imparato in una vita di studio e di lavoro. Hanno collaborato strettamente, pur appartenendo a diversi presidi ospedalieri, con lo spirito di chi svolge il proprio lavoro per salvare vite umane e non per gratificare se stesso. Tutto ciò che abbiamo vissuto ha dato a me e Carlo la voglia di donare ad altri il frutto della nostra esperienza, affinché nessun’altra mamma si trovi davanti ad una sofferenza del genere senza un aiuto adeguato che la porti a tentativi validi per salvare la sua creatura. E soprattutto senza contemplare l’aborto come unica via.
Abbiamo scoperto di non essere soli… altre famiglie hanno fatto una scelta di vita come
la nostra. Famiglie e storie meravigliose, che hanno accettato di mettersi a disposizione di chi vorrà contattarle per avere un aiuto, un sostegno in una scelta oggi inconsueta: quella di accogliere la vita, nonostante tutto. L'incontro con le altre famiglie ci ha aperto gli orizzonti anche ad altri modi di vivere la nostra spiritualità. Abbiamo potuto conoscere quale fermento c'è nella Chiesa Cattolica e Cristiana in genere, e quanti doni e frutti ancora oggi produce lo Spirito Santo in coloro che lo accolgono e ascoltano la sua voce. Abbiamo dato spazio a nuove esperienze, lasciando il cammino di fede che percorrevamo da 15 anni, e abbracciando una fede totalizzante, in comunione con tutte le Chiese Cristiane. Abbiamo inoltre imparato che la scelta di accogliere una vita, non ha a che fare con la religione...Ci è stato insegnato dagli atei che un figlio si può amare per il solo fatto di riconoscerlo come figlio, dono prezioso da proteggere. Abbiamo così imparato a sostenere anche i percorsi di chi non desidera sentirsi raccontare di Dio, ma essere semplicemente sostenuto nella sua scelta di essere genitore pienamente.
-La Quercia Millenaria risulta essere iscritta già da 2008 nella lista internazionale degli Hospices perinatali come unica struttura in Italia ad occuparsi di Comfort Care. Qual è stata l'innovazione che avete apportato in questo ambito?
Sabrina Paluzzi: L'innovazione è stata quella che per la prima volta i volontari sono entrati in sala parto, in un reparto dove si fanno interventi chirurgici (molte di queste nascite possono richiedere un taglio cesareo, o perchè la mamma ne ha già fatti in precedenza, oppure perchè il parto spontaneo o indotto non si avvia come dovrebbe, o in rari casi, su specifica richiesta della mamma motivata da valide ragioni psicologiche). Per la prima volta in Italia un fotografo si è premurato di essere nella sala operatoria a catturare i primi, rari, unici e preziosi momenti di vita del bambino incompatibile con la vita; la mamma ha potuto godere di una presenza amica che si è presa cura di lei per tutta la gravidanza (i volontari della Quercia, per l'appunto). Si è potuto fare da garanti tra i desideri dei genitori e le esigenze della struttura ospedaliera: fornendo al piccolo il Battesimo quando richiesto, con il Sacerdote già pronto e allertato, prendere le impronte del piccolo da regalare ai genitori con uno speciale calco, garantire ai genitori di poter passare più tempo possibile col loro piccolo, e far incontrare il piccolo con i fratellini e i nonni, accompagnandoli momento per momento.


- La vostra Associazione si occupa di bambini che la scienza chiama “feti terminali”, incompatibili con la vita...
Sabrina Paluzzi: Alla Quercia Millenaria arrivano casi di gravidanze con diverse problematiche, ma la specialità della Quercia è la gravidanza ad alto rischio in presenza di gravi malformazioni del feto, colui che viene per l'appunto definito come "terminale", cioè incompatibile con la vita. E' un momento molto duro per la coppia di genitori che si deve interfacciare con un figlio diverso dalle aspettative, un figlio che con molta probabilità  perderanno poco dopo la nascita. E' lì che allo sconforto della diagnosi, specie se fatta in modo asettico, quando non crudele, si aggiunge suadente il pensiero che continuare quella gravidanza sarebbe inutile, o addirittura si inizia a pensare che l'interruzione di essa possa recare benefici al bambino. Aiutando i genitori, attraverso una condivisione del problema, con coppie che hanno già vissuto il momento e specialisti umani che motivano come la scelta di interrompere la gravidanza non solo non fa sentire amato il bambino, ma interrompe il progetto di amore genitoriale in modo violento, provocando poi danni a livello psicologico e medico ai genitori, la coppia per il 90% dei casi, sceglie di accompagnare il suo bambino fino all'esito naturale. I frutti di questa scelta sono abbondanti: anche dopo la morte del figlio, le coppie non si rompono, le mamme non vanno in depressione, si riaprono rapidamente alla vita di nuovo, i fratelli quando presenti, elaborano in modo sano il lutto.
- Quanta strada in 10 anni.... apertura dell'Hospice, di Centri di ascolto, costituzione di Reti di famiglie, convegni, libri...
Sabrina Paluzzi: In 10 anni veramente tantissima strada, se si pensa che tutto è nato da un bambino, Giona Paluzzi, che per la scienza era inutile portare avanti, che doveva morire, o essere eliminato, e oggi ha quasi 12 anni e una vita serena nonostante le difficoltà legate alla sua condizione di insufficienza renale cronica e grazie alla nascita de La Quercia Millenaria, ispirata ai suoi genitori dalla sua storia, 200 bambini hanno potuto godere di interventi prenatali atti a migliorare le loro condizioni in modo a volte risolutivo, e oggi sono vivi e stanno bene.

Quali progetti per il futuro?
Sabrina Paluzzi: E' in uscita un nuovo libro dove si spiega proprio come in Italia la Quercia abbia portato questa innovazione. Vorrei che fosse una specie di base da cui poter far nascere un Hospice Perinatale in ogni ospedale regionale. Gli ospedali di 2° e 3° livello dovrebbero essere preparati a fronteggiare l'aumento delle coppie che stanno scegliendo di dare continuità naturale alla vita di questi piccoli, persino quando la durata di quella vita può contarsi in pochi minuti o poche ore. Oggi, con l'esperienza maturata in 10 anni, siamo in grado di offrire un servizio di formazione al personale delle sale parto e dei reparti di ostetricia, sul co-accompagnamento alle coppie suddette, insieme ad un team di volontari de La Quercia Millenaria adeguatamente formati e assicurati. Inoltre stiamo cercando una sede su Roma, perchè nella periferia, dove abbiamo attualmente la sede, è abbastanza difficile ospitare le coppie, vista la distanza kilometrica dagli ospedali di riferimento. Stiamo chiedendo a fonti religiose e politiche, e a gente di buona volontà. Speriamo di riuscire nell'intento!
 






mercoledì 14 gennaio 2015

La vita ci stupirà col suo disegno: un progetto che diventerà capolavoro. Perchè l'amore vincerà.





di Anna Fusina

Intervista a Debora Vezzani, cantautrice di musica cristiana ed autrice della canzone “L'amore vincerà” 

 
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Debora, raccontaci un po' di te...
Debora Vezzani: Sono nata il 25 marzo 1984, festa dell’Annunciazione, del sì di Maria; sono stata abbandonata da mia madre naturale che avendo grandi difficoltà (era orfana anche lei, ma non aveva avuto la fortuna di trovare una famiglia, ed era quindi cresciuta in istituti) non poteva tenermi, ma ha comunque detto il suo “sì” scegliendo di darmi la vita nonostante i medici le consigliassero di abortire. Sono stata adottata durante l’adolescenza e poi i miei genitori adottivi si sono separati. A quel punto mi sono ritrovata a dover scegliere con chi andare a vivere e, avendo all’epoca un ragazzo più grande di me che viveva da solo, ho deciso di andare a convivere con lui. Per la voglia di formare la famiglia che non avevo mai avuto, ho insistito per sposarmi; lui, non credente, mi ha assecondata, sposandomi per farmi un favore. Il matrimonio, con queste basi, si è inevitabilmente rivelato un disastro e ci siamo separati.
Nel 2011, nel momento più buio della mia vita, la fine del mio matrimonio, mentre ero in una casa in affitto a raccogliere i pezzi della mia vita, mi è stato chiesto di musicare il salmo 139. L’ho letto tante volte per adattare il testo e comporre la musica…le parole parlavano al mio cuore…”
sei tu che mi hai creato e mi hai tessuto nel seno di mia madre”… Questa frase, che ho scelto di utilizzare come inizio del ritornello della canzone “Come un Prodigio”, mi stava dicendo di non preoccuparmi più di niente, di smettere di disperarmi per il mio sentirmi sola e senza una vera famiglia. Finalmente non ero più orfana, ma figlia di Dio. Pochi mesi fa, prima di andare a Medjugorje per la prima volta, mi è capitato fra le mani il santino del mio battesimo: sono rimasta senza parole nel vedere che erano citati proprio i versetti del salmo 139 che avevo scelto per il ritornello di “Come un Prodigio”. In più, poco sotto, c’era la scritta “O Maria, ti offriamo Debora”. Avevo finalmente trovato la mia vera e definitiva famiglia, Dio e Maria! E dopo una vita passata a pensare di non valere nulla e di non meritarmi l’affetto di nessuno, Maria mi era venuta a far sapere che agli occhi di Dio io sono un prodigio! Per ricerca della verità ho iniziato la pratica di nullità del mio matrimonio, che è stata accolta, ed è iniziato tutto un cammino che mi ha portato a cantare “Come un Prodigio” per 3 volte a Medjugorje. Ed ora cerco di cantare e scrivere canzoni per avvicinare la gente al Signore.
Qual è stato il tuo percorso professionale?
Debora Vezzani: Ho cominciato con chitarra e canto come autodidatta, poi mi sono iscritta al conservatorio, dove mi sono diplomata in flauto traverso e successivamente in didattica della musica. Ho poi frequentato la scuola di Mogol in Umbria, il CET, come compositrice di musica pop e come cantante, ottenendo il diploma.
Ho vinto diversi concorsi nazionali, premiata da Mogol, Mario Lavezzi, Mara Maionchi, Andrea Mingardi…
Nel 2009 sono usciti due singoli, "Venticinque" (presentato a Sanremolab 2009) e "Adesso tocca a me" (presentato nel tour di Radio Bruno e al Festivalshow 2010).
Come autrice ho pubblicato i seguenti brani: "Stringimi forte", cantato da Loredana Errore (2012) per Warner music; "Danza Immobile", cantato da Verdiana alla trasmissione "Amici di Maria de Filippi" (2013) ed uscito nell'omonima compilation per Warner Music; 8 canzoni contenute nel disco "Nel centro del caos" di Verdiana (2014) per Carosello Records; "L'amore vincerà", cantato da Sister Cristina ed uscito in tutto il mondo per Universal Music (2014).
Attualmente sto continuando a scrivere canzoni per altri artisti, per me (per un progetto mio) e continuo ad insegnare musica alle scuole medie.

Com'è nata la tua ultima canzone “L'amore vincerà”?
Debora Vezzani: Ho visto Suor Cristina per la prima volta in tv a “The Voice” a Marzo 2014 e ho istintivamente pensato: “voglio scrivere per lei”!
Così ad aprile 2014, assieme al musicista Fabio Barnaba, ho scritto la canzone “
L’Amore Vincerà”, titolo che fa riferimento al Trionfo del Cuore di Maria a Medjugorje. Ho poi consegnato la canzone al mio editore che l’ha mandata alla Universal. Due mesi dopo sono andata a Medjugorje per la prima volta e ho cantato “Come un Prodigio” durante la Messa, dopo l’apparizione del 2 Giugno. A fine luglio ho contattato il mio editore per avere notizie sul brano: la canzone era piaciuta, ma non avendo più avuto notizie per mesi, mi ha sinceramente confessato che secondo lui non si sarebbe fatto più niente: non solo era poco probabile che la mia canzone entrasse nel disco, ma era addirittura in discussione l’uscita del disco stesso.
I primi di agosto sono tornata a Medjugorje per la seconda volta, in occasione del 25° Festival dei giovani (numero non casuale).
Ho cantato di nuovo “
Come un Prodigio” e tutta le gente mi chiedeva un cd, perchè le mie canzoni secondo loro dovevano essere diffuse il più possibile; io purtroppo non avevo un cd con i miei brani, perchè non avevo le possibilità di realizzarlo. Un sacerdote che stava ascoltando la mia conversazione con altre le persone mi ha fermata e mi ha consigliato di fare un contratto a San Giuseppe, affidandogli i miei talenti musicali per servire Dio, e di farglielo poi avere, perchè aveva l'idea di presentarlo come intenzione in una Messa. Io l’ho fatto senza nemmeno pensarci e fidandomi completamente di lui e di quel luogo santo, offrendo la mia arte al Signore per portare l’amore di Dio agli altri attraverso la musica.
Dopo due giorni mi è arrivata la mail dal mio editore dicendo che “
L’Amore Vincerà” era stata inclusa nel disco di Suor Cristina, che sarebbe stata l’unica in italiano fra diverse cover di brani inglesi e che addirittura sarebbe uscita in tutto il mondo!!!
E così è stato! L’ album contenente la mia canzone “
L’Amore Vincerà” è uscito l’11 Novembre 2014 in tutto il mondo! Questa notizia è stata per me come un miracolo, un grandissimo dono di Dio e la conferma che questo brano mi è stato ispirato e suggerito da Maria e che lei lo ha fortemente voluto! Le conferme di questa mia certezza sono state numerose nel corso di questi mesi, come scoprire che la prima apparizione in tv di Suor Cristina, durante la quale ho avuto un impulso fortissimo a scrivere per lei, è stata proprio il 19 marzo, la festa di San Giuseppe. In più l’uscita di questo album (11 novembre) è incastonata fra due bellissimi messaggi di Medjugorje: il 2 novembre Maria ha detto: “il male non vincerà mai” e il 2 dicembre ci ha detto: “Cari figli, ricordatevi che l’amore trionferà”! Il Signore in un colpo solo mi ha donato diversi regali: sul piano lavorativo ho ricevuto una grandissima soddisfazione artistica, sul piano umano ho avuto l’occasione di contribuire ad un progetto benefico (tutti i ricavati del disco andranno a sostenere alcuni progetti delle Orsoline per i bambini meno fortunati) e sul lato spirituale ho ricevuto una grande dimostrazione di amore e di vicinanza da parte di Dio e di Maria, che ha consolidato e fortificato la mia fede. Dio compie davvero grandi cose! E San Giuseppe, oltre ad essere un bravo falegname, se ne intende anche di musica! È stato un ottimo manager! Assieme a Maria ovviamente! Ora l’ album è arrivato pure fra le mani di Papa Francesco, che spero ascolterà la mia canzone!
L’amore vincerà?
Debora Vezzani: Il titolo “L’Amore Vincerà” è un esplicito riferimento al Trionfo del Cuore di Maria a Medjugorje e, più in generale, al messaggio di Gesù, del Vangelo. Gesù è la “luce che si fa toccare” e che ci ha annunciato la buona notizia: la vittoria del bene sul male, della vita sulla morte, la risurrezione, la vita eterna (“siamo nati nella previsione di una storia indistruttibile, fatti per un tempo senza fine”). La canzone vuole essere anche la testimonianza del viaggio dal dubbio (“a noi sembra una cosa impossibile”) alla certezza dell’amore di Dio per noi (“siamo nati dalla decisione di un amore incomprensibile”) attraverso la fede.
- La forza di gravità ...viene dall'alto?
Debora Vezzani: La fede nasce dall’ascoltare la sete del proprio cuore, per scoprire che c’è qualcosa di immenso che ci chiama e ci attira a sé (“la forza di gravità viene dall’alto”); la chiave è ascoltare la voce del cuore, della propria coscienza, nella quale si nasconde la voce di Dio. E Dio ti guida e ti salva, facendoti uscire anche dalle situazioni più brutte e disperate (“dal buio più totale chi ci salverà è solo il cuore”). San Giovanni Paolo II diceva: “Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro”. Quando lasci entrare Dio nella tua vita, ti fidi e ti affidi (“basta fidarsi”), Lui compie per te e attraverso di te grandi capolavori; si realizzano cose grandiose che senza Dio sarebbero stati solo progetti da quattro soldi (“progetto che diventerà capolavoro”). Quante volte nelle nostre vite abbiamo calcolato “un bilancio che delude”, perchè abbiamo fatto affidamento solo nelle nostre forze, lasciando Dio fuori dalla nostra vita, nell’alto dei cieli. Quante volte ci siamo imbrigliati nelle nostre fragilità e nei nostri sbagli. Quando incontri il Signore ti viene consegnata una “gioia invincibile”, che non ti può portare via nessuna persona e nessun evento, una gioia che ti riabilita al mondo, alla vita e ti regala “un nuovo inizio più grande”. Trovi l’amore vero e anche tutti gli strumenti per poter amare veramente, perchè ami con Lui, vivi con Lui, di Lui e per Lui (“beato chi sa amare e riesce a camminare nell’invisibile”). La gioia di questo incontro non deve rimanere un fatto privato, ma va condivisa con tutti utilizzando le proprie capacità e i propri talenti, i doni di Dio (“ho un dono che io vorrei donare al mondo”). Chi ha questa gioia “sposta le montagne con la libertà di un sognatore”, perchè vive con Dio…e a Dio niente è impossibile!
- Il dono che vorresti donare al mondo?
Debora Vezzani: Il Signore mi ha donato tanta passione e capacità nell'ambito musicale e vorrei metterle a servizio delle persone per testimoniare la mia storia, la mia conversione e l'amore di Dio per ciascuno di noi, infondendo speranza, luce, gioia, pace. L'amore vincerà” è la testimonianza concreta, la "prova scientifica", dico io, dei capolavori che può compiere Dio se lo si accoglie nella propria vita.Ho intenzione di continuare a portare in giro la mia testimonianza di vita e la mia musica, continuare a scrivere per altri artisti e realizzare un disco mio come cantautrice, che possa trattare tematiche profonde e cristiane con un linguaggio e un sound moderni!

Testo della canzone “L’AMORE VINCERA''"

Siamo nati dalla decisione
Di un amore incomprensibile
Da una luce che si fa toccare
A noi sembra una cosa impossibile
Beato chi sa amare
E riesce a camminare
Nell’invisibile
Dal buio più totale
Chi ci salverà
E’ solo il cuore

La forza di gravità viene dall’alto
Ho un dono che io vorrei donare al mondo
La vita ci stupirà col suo disegno
Progetto che diventerà capolavoro
Basta fidarsi e in noi
L’amore vincerà

Siamo nati nella previsione
Di una storia indistruttibile
Fatti per un tempo senza fine
A noi sembra una cosa impossibile

Beato chi sa dare
Un tocco immortale
Di gioia invincibile

E sposta le montagne
Con la libertà
Di un sognatore

La forza di gravità viene dall’alto
Ho un dono che io vorrei donare al mondo
La vita ci stupirà col suo disegno
Progetto che diventerà capolavoro
Basta fidarsi e in noi
L’amore vincerà

Si aprono le strade
Sipario che si chiude
Calcolo un bilancio che delude
L’arcobaleno è un ponte
Segui la sua fonte
Per un nuovo inizio brillante

La forza di gravità viene dall’alto
Ho un dono che io vorrei donare al mondo
La vita ci stupirà col suo disegno
Progetto che diventerà capolavoro
Basta fidarsi e in noi
L’amore vincerà
Guarda qui il video della canzone.
Fonte: http://vitanascente.blogspot.it/